L'asino di mia madre

Costantino Faillace <cfaillace@hotmail.com>

Il porco e l'asino stavano in una stalla di fronte alla nostra casa. Nella stalla era immagazzinato anche il fieno e la paglia per l'asino.

In tempi successivi, noi abbiamo sempre avuto un asino per i nostri bisogni campestri e per il negozio. Fra i vari asini che fecero parte della famiglia, il più vagabondo fu quello che mamma comprò da uno zingaro alla fiera di Terranova del Pollino. L'asino che avevamo prima era stato venduto perché spesso faceva arrabbiare il conducente, un garzone impiegato per i vari servizi di casa e per i lavori dei campi. L'asino, infatti, era "trapp". Spesso, infatti, si fermava rifiutandosi di camminare. Dopo un consulto familiare si decise di venderlo e comprarne un altro. Mia madre si fece avanti incaricandosi, questa volta, di comprarlo lei alla prossima fiera di Terranova del Pollino. Si mise d'accordo con altre persone che si recavano alla fiera e dopo aver viaggiato quattro ore finalmente arrivarono alla fiera degli animali. La mamma si mise con ansia alla ricerca dell'asino che sognava. Ne osservò tanti, finalmente la sua attenzione cadde su di un asino nero, ben nutrito, col pelo lucido che obbediva ad ogni segnale del suo padrone, uno zingaro molto loquace. Dopo aver fatto tante domande sul comportamento dell'asino, finalmente si decise che poteva andare, si doveva, in ogni modo, provare che l'asino davvero camminava anche con una persona a lui estranea! Pregò pertanto uno della comitiva che aveva viaggiato con lei, lui sì che era uno che se ne intendeva! L'uomo si mise in groppa e ordinò all'asino di camminare usando una piccola frusta. L'asino iniziò subito a camminare svelto ed a ragliare, quasi voglioso di correre!
Mia madre era tanto contenta; finalmente aveva trovato l'asino giusto!
Discusse il prezzo e dopo tanti elogi del padrone e riserve da parte di mia madre per diminuire il prezzo, l'accordo fu raggiunto. Il prezzo pattuito fu pagato e finalmente, tutti insiemi, si avviarono per il ritorno a casa. L'asino si comportò bene durante il percorso in pianura, ma all'inizio della salita incominciò a dar segni di stanchezza. Si fermava puntando le zampe senza volersi più muovere. Mia madre seduta sul basto cercò con una frusta di farlo camminare, incitandolo anche ad alta voce. Alle frustate reagiva sollevando la gamba come se volesse tirare calci. Questo comportamento, incomprensibile per mia madre, fu chiarito quando si notò che una spina era stata ficcata vicino all'ano dell'asino. Quando la frusta toccava la spina, l'asino reagiva correndo! Da ciò mia madre capì che lo zingaro l'aveva ingannata. L'asino appena comprato era più "trapp" di quello che aveva venduto! Quest,ultimo, a volte, per farlo camminare in salita, era necessario accendere un po' di carta e passarla sotto la coda; a quel punto decideva di riprendere il cammino!

L'asino era la macchina di oggi, quasi tutti avevano un asino o un mulo. Le poche persone che possedevano un cavallo erano considerate "i signori". Il mulo, animale forte e resistente, era principalmente impiegato per viaggi lunghi per il trasporto di materiale pesante, come il sale, la pasta o altri beni di consumo che arrivavano per ferrovia. Per arrivare a Castrovillari s'impiegavano ben otto ore. Altre località lontane erano Torre Cerchiara, Trebisacce ed altri luoghi dove si comprava ciò che bisognava ai tre negozianti del paese. Il mulo era preferito all'asino anche da chi viveva in contrade lontane dal paese, come la Granpollina, La Falconara, Bellizia, Santa Venere, la Castagnara. L'asino, invece, era utilizzato principalmente per percorsi brevi, per raggiungere i campi da coltivare intorno al paese e per il trasporto dei prodotti del campo. Agli asini ed ai muli alcuni padroni davano dei nomi. Le loro stalle erano, generalmente non lontane dalla casa dei loro padroni.
Noi con gli asini abbiamo avuto esperienze disastrose. Uno, in particolare, era molto pigro. In salita spesso s'impuntava e non si muoveva più! Vincenzo, mio fratello, incaricato di andare a Civita a caricare il sale che un carrettiere trasportava da Castrovillari, ha spesso penato lungo la salita di Civita e di "pittu u palummu". L'asino spesso si rifiutava di camminare ed a volte si accovacciava su se stesso rifiutandosi di muoversi. Per farlo alzare, Vincenzo bruciava qualche filo di paglia sotto la sua coda! Allora si alzava di scatto e riprendeva il cammino!
Io ero spesso comandato si andare alla fontana "u vijanijju" a riempire due barili da 30 litri d'acqua. Nell'andare montavo sul basto dell'asino, mentre al ritorno dovevo camminare tirandolo per la cavezza in quanto si rifiutava di andare avanti, facendomi così capire che potevo camminare con i miei piedi!

Nel paese vi erano vari fabbri ferrai, esperti nel fabbricare i ferri ed i chiodi dalla testa quadrata da applicare agli zoccoli degli asini e dei muli. Ora non vi sono più asini nel paese e non vi sono più fabbri, da tempo quest'attività è cessata, si possono ancora individuare le vecchie fucine, quale quella del sig. Pasquale La Froscia dove una volta si lavorava alacremente per "ferrare" gli animali da soma. Alcuni giorni fa notai, camminando per il paese, una larga porta di ferro su cui recentemente è stato attaccato un cartello fosforescente con scritto "VENDESI". Nell'osservare il muro mi sono accorto che intorno alla porta vi sono appesi vari anelli di ferro, altri anelli sono collocati lungo la base di un muretto che delimita la strada. Mi resi conto che il muretto delimitava l'area destinata all'operazione di una vecchia fucina ove erano ferrati gli animali da soma.
Il fabbro attaccava la cavezza degli animali agli anelli, nell'attesa di ferrarli, mentre gli anelli inseriti alla base del muretto servivano per legare una zampa posteriore dell'animale ad una corda, mentre eseguiva l'operazione di applicare i ferri, evitando così di ricevere calci dagli animali più impazienti.
Un'altra officina era quella di "Mastru Pitru" Mastrota, vicino al negozio di mio zio Antonio Faillace, chiusa da tanti anni. Suo figlio Enzo, insegnante diventato negoziante a Torre Cercfhiara, mi ha confidato che la vorrebbe trasformare la vecchia fucina in un piccolo museo per onorare la memoria di suo padre.

Recentemente ho visto un asino a San Lorenzo; in effetti, è una mula. Mi è stato riferito che il proprietario, fino a non molto tempo fa viveva in campagna in compagnia della moglie; quest'ultima non sopportava più di vivere in solitudine con il marito, mentre quei pochi vicini che erano restati possedevano una macchina e potevano facilmente andare e venire dal paese. Decise che era tempo che anche loro si trasferissero definitivamente in paese. Il marito accettò malvolentieri, ma qui adesso era lui che era infelice: mentre la moglie andava da una casa all'altra socializzando con la gente, lui non sapendo come passare il tempo, si mise a praticare l'intaglio fabbricando oggettini di legno. Questo non lo soddisfaceva, l'immobilizzava ad una sedia, mentre lui aveva tanta voglia di lavorare in campagna, sognava il suo asino che non aveva più, ne voleva comprare uno ma da chi se nel paese non ve n'erano più? Un amico gli disse che per comprarlo bisognava andare a cercarlo in un altro paese. Ma dove, se anche negli altri paesi gli asini erano scomparsi?
"Dove vado a cercarlo!?". Disse fra se. Ad un tratto si ricordò che qualche anno addietro aveva comprato un asino da uno zingaro. Sì certamente lo zingaro gliene avrebbe venduto uno, o consigliato dove trovarlo. Che fare? Dove si poteva trovare quello zingaro ora? Sapeva che gli zingari spesso si trasferiscono da un paese all'altro. Quello che lui conosceva viveva, probabilmente, a Trebisacce o in qualche altro paese della zona. Aveva degli amici e cercò di mettersi in contatto telefonico per rintracciare lo zingaro. Ebbe fortuna, lo zingaro viveva ad Amendolara, oltre 50 chilometri da San Lorenzo. Riuscì a parlargli per telefono ed a sapere che non aveva asini, lui ora viaggiava con macchina e roulotte ma conosceva una persona che aveva una mula ed intendeva venderla. Giuseppe fu felice di sapere che finalmente avrebbe potuto comprare l'animale che tanto desiderava. Lo zingaro lo informò che non stava più a Trabisacce, ora viveva ad Amendolara! Ma Amendolara è lontana oltre 50 km chi va così lontano per comprare una bestia da soma?! Pensò, in un primo momento. No v olle comunque abbandonare l'idea, si rese conto che per andare così lontano ci voleva un camion per il trasporto dell'animale.
Si recò da un suo amico, proprietario di un camioncino e lo pregò di accompagnarlo ad Amendolara per comprare il tanto desiderato animale. L'amico acconsentì ed il giorno dopo arrivarono ad Amendolara. Rintracciarono gli zingari, in preparativi per trasferirsi, e negoziarono l'acquisto. Gli zingari si mostrarono molto interessati alla vendita, anche loro si erano adeguati alla vita moderna e possedevano roulotte e macchine, l'asino, ovvero la mula che avevano, era solo d'ostacolo ai loro movimenti ed erano lieti di venderla.
Dopo aver attentamente esaminato l'animale, incluso un'accurata ispezione ai denti, Giuseppe, finalmente si convinse che la bestia era in buona salute e valeva la pena comprarla. Le trattative furono lunghe, ma alla fine fu concordato il giusto prezzo.
La mula fu caricata sul camion ed i due amici iniziarono il ritorno verso il paese. Giuseppe era felicissimo, una gioia sottile lo pervase durante tutto il viaggio, era ansioso di far vedere a sua moglie che, finalmente, era riuscito a comprare quanto desiderava e la sua vita poteva ora riprendere come prima!

All'arrivo a San Lorenzo tutti i vicini accorsero per congratularsi col proprietario dell'unico asino che era tornato a camminare per le stradine di San Lorenzo. Giuseppe invitò tutti i vicini a festeggiare l'evento offrendo soppressata, prosciutto e formaggio, con vino a volontà. Erano tutti felice, Giuseppe non si sarebbe più lamentato per non sapere più cosa fare, la mula era ancora giovane e forte e rispondeva ai suoi comandi.
Ora, spesso nel tardo pomeriggio, quasi a ridare nuova vita al paese silenzioso, risuonano i rumori metallici degli zoccoli della mula di Giuseppe lungo le stradine selciate del paese. Il proprietario ritorna a casa felice sul basto della sua mula, dopo una dura giornata di lavoro nei campi.

Gli asini sono stati per secoli compagni fedeli ed affettuosi dei miei compaesani, sopportando tanti sforzi nei lunghi viaggi, caricati a volte all'inverosimile!

Sinceramente spero che un illuminato amministratore di San Lorenzo voglia in futuro dedicare un monumento all'asino. Sarebbe un segno di gran civiltà e riconoscenza per un animale modesto e servizievole, che tanto ha contribuito ad alleviare le sofferenze dei sanlorenzani per centinaia d'anni!

 

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