Contrada - Madonna delle Armi

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.
- Marcel Proust
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Lisetta Cersosimo

lisetta

Sono nata a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza) il 5 Dicembre 1949 da umili genitori. Ho amato, amo ed amerò sempre con infinito amore il mio Paese, sebbene per lavoro sia stata costretta a lasciarlo da giovane. Vi ritorno ogni anno e si risvegliano puntualmente i più profondi sentimenti. Ringrazio perciò tutte le persone che hanno contribuito a fare di me una persona vivace e terribilmente romantica, sin da piccola. Il mio paese è bellissimo e quando affermo ciò intendo il mio vecchio Paese, quello delle casette attaccate, coi muri spaccati e le stradine consumate dai passi di persone diverse, ma dalle idee simili, quello in cui si gioiva delle gioie altrui e si piangeva dei dolori che colpivano i vicini di casa e quelli un po' più lontani. Il nuovo Paese, quello costruito di recente, allo Sgrotto, non suscita in me particolari emozioni. Mi piaceva quando era unito, popolato e vivo e sano e non truccato.
Adesso vedo persone divise, ingiustizia e sempre meno persone che vi ritornano. Una volta, anche se più poveri, si facevano le cose più belle. Gli abitanti si guardavano negli occhi, si chiacchierava sui gradini delle scale, ognuno si lasciava consigliare, ognuno raccontava liberamente le proprie angosce ed i propri problemi. Le bandiere che dividono non erano issate così in alto e radicate così profondamente.
Ricordo i balli dei ragazzi nelle piccole stanze, negli spiazzi e la musica che inebriava tutti e si spargeva per il paese intero. Ricordo i balli fatti senza vergogna, sull'aia, dopo duro lavoro, dai genitoricontadini, dai nostri nonni sorridenti, dai nostri artigiani-comici e acculturati e attori perfetti. Ricordo le feste, con grande nostalgia.
Il Natale era più generoso degli altri giorni, si mangiava meglio, si stava insieme, si ammazzava il maiale e si cucinavano i piatti più gustosi. Chi non ricorda poi il Carnevale, quando si dovevano rompere, con gli occhi bendati, le pignatte contenenti poveri doni? Chi non ricorda le risate, quando si rompevano le pignatte più
pericolose, quelle piene di acqua o di cenere? Chi non ricorda il suono di quei pochi strumenti rudimentali, fatti con i barattoli, con le cannucce e con la pelle degli animali adatti? Chi non ricorda l'uomo avvolto nella nera cappa che girava nelle vie del freddo paese, sull'asino e bussava alle porte e poi sorseggiava un amabile bicchiere di vino, sul quale si posavano i primi fiocchi di neve? Chi non ricorda le serenate disturbatrici sotto il balcone di sposi appena uniti in matrimonio? Quanti altri segreti, quante altre notizie, quante altre lodi potrei spulciare ed enumerare, perché sono sicura che ogni singolo abitante di quest'ammirevole paesino è un autentico poeta, detentore di sentimenti sinceri, di simpatia, di gentilezza, d'ironia e di una visione filosofica tutta particolare nell'affrontare la vita con estrema onestà. Alcuni sogni vorrei però che si realizzassero. Vorrei vedere tutti i miei amici nati a San Lorenzo lavorare nel proprio paese assieme ai loro figli e ai loro nipoti e ritornare a volersi bene e a vivere in una dialettica costruttrice e non distruttrice. Vorrei vedere tutti i bimbi giocare spensieratamente per la campagna e guardare il volo degli uccelli nello straordinario cielo di San Lorenzo. Vorrei non vedere più i vecchi vivere di ricordi e camminare con le mani aperte, allungate e desiderose di stringere, tra le loro dita trasformate dall'età, piccole mani che diverranno grandi in terre diverse. Vorrei vedere coppie giovani e coppie meno giovani rendere il mio Paese un grande Paese, destinato a rinascere per non morire mai. Vorrei rivedere le pesanti chiavi infilate nelle informi serrature un po' schiodate e rugginose. Vorrei essere nel mio vicinato, seduta a lavorare all'uncinetto o ricamare sui telaietti, mentre le amiche più anziane, sempre rubizze, rammendano magliette rattoppate già decine di volte e calzini di pura lana. Vorrei risentire in lontananza l'asinello che torna in paese ragliando e poi alzarmi ossequiosa per farlo passare col suo carico di fieno ed erba. Vorrei fiutare la scia che l'asinello lascia...e poi anch'io, soddisfatta, decidere di rintanarmi con quell'odore acre di finocchio a granellini e di cicoriette, odore che gira senza imbarazzo per lungo tempo nell'aria e saluta la sera in arrivo nel mio paesino salubre, dalle porte spalancate alla luna.




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21 Gennaio 2012 presso la sala Consiliare di Sambiase è stato presentato il libro “ La Grotta delle Rondinelle”, Edizioni Ad hoc .
la nuova creatura della nostra scrittrice Sallorenzana
Lisetta Cersosimo

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L’evento è stato organizzato dalle Associazioni:
“Aulos” - “Premio Franco Costabile”
- “Centro Riforme - Democrazia - Diritti”

FotoLibro

 


Se la poesia non nasce con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure.
John Keats, Lettera a John Taylor, 1818

Le poesie di Lisetta nascono non solo con naturalezza ma con il cuore con amore che ha per il suo paese,
per i suoi profumi, i suoi odori, i suoi colori, per il suo cielo, il suo silenzio e per la sua gente.

 

Le Poesie di Lisetta Cersosimo

Una bella poesia è
un contributo alla
realtà.
Il mondo non è più
lo stesso dopo che
gli si è aggiunta
una bella poesia.
Bob Dylan

 

LA POESIA
La poesia
e' una farfalla che ti invita e ti prende
ti porta nel cielo.
La poesia
e' quel sentimento buono
che ti riga il viso di lacrime
La poesia
e' il candore dulcineo delle donne
la fermezza dei figli che confortano
il fervore dei ragazzi che amano la vita
e...dei bimbi che giocano insieme
su ogni angolo della TERRA.
La poesia
e' la solitudine che ti avvicina agli altri
l'amicizia che fa ritornare
il desiderio che fa incontrare
la gioia che rallegra
la preghiera che eleva
la pace che unisce.
La poesia
e' di chi ha il cuore che grandeggia
la mente pulita
la coscienza intatta
il comportamento corretto
l'animo sereno.
La poesia e' di chi,
di notte, non dorme
e pensa cose belle. immagina
l'impossibile, sconfina oltre
l'orizzonte.
La poesia è di chi, mai sconfitto
_
sconfigge gli ambigui interessi
gli ottusi signorsì
i servitori
e gli ambizioni senza merito
orientabili e spupazzanti
come cani da seguito.
La poesia è di chi,
sia pur col verdetto d'espatrio,
profonde ugualmente
e non scorda
il nevischio sulle nidiate boschive
le infiorescenze
dell'esile camomilla
le gemme rigonfie dei susini
le truppe d'insetti in smoking
sobbalzanti su tronchi
rugosi di muschio.

"CHE BEL PAESE E' IL MIO PAESE"
La poesia è di chi,
sia pur lanciato nello smog,
respira con puntiglio
l'aria fragrante
d'ambra dei serafici pini calabresi
che si specchian nei laghetti piovani
di turchino macchiettati.


IL DIO DEL MIO PAESE
Affacciata alla finestra
me ne stavo sotto il cielo stellato
e sotto la luna color argento.
Passavo danzando tra i miei pensieri
e le idee prendevano forza.
Chi mai potrà ridare
il sorriso a quella donna offesa?
Chi mai darà la mano
al vecchio dai sogni spezzati?
Chi poserà le dita sul viso
di quel bimbo che non conosce giochi.
Oggi vivo chiusa in un recinto
senza finestre, ne' luna, ne' stelle.
Seguo lo sbrecciare del sangue
che bagna le strade del mondo.
Sento sussurri e lamenti...
e un Dio dolce...mi prende per mano
nel mio paese e mi dice:
- Perché mai la gente
non si lascia più cullare da me
nella notte
ed erra in un mare agitato
senza più presente ne' futuro certo?
Raccogli le tue speranze
e posale nello scrigno della pace...
e come la farfalla, vola anche tu
sui petali, di fiore in fiore
e lascia il segno del tuo amore
ovunque andrai.
Che ogni donna...
ogni vecchio...ogni bimbo...
salga sull'arcobaleno
dove nessuno è solo
sull'arcobaleno che smura
gli egoismi...
e che appare dopo la pioggia
tra le eteree foreste
lavate e sospiranti
e tra le valli so come spioncini fidati.
spese in aria


IL MIO PAESE
Ti vedo acquietato
come un gattino-truciolo
rannicchiato
e che sonnecchia infeltrito
tra rigagnoli di spiro spennellati
Ti vedo guaiolare mogio mogio
sui maceri nascondigli
ricoperti di neve
e vicino al camino
come persona nelle ricordanze spersa.
Ti vedo legato a un filo
quando il vento strappa i rami
ruglia sollevando la grandine
e la sbatte sulle facciate
di fronte e sferza
e poi entra confidenziale
sino alle ossa
dalle tante fessure.
Ti vedo sfiancato
nei rioni ermi
tra le casette fratturate
mentre sfogli la tua vita stilizzata
esamini viandanti e responsi
streghe e folletti sospettosi
mentre inventi storie vermicolanti
per chi ha paura come me
e con la fantasia
si nasconde nei tuoi boschi
tra le faglie imprudenti.
Ti vedo falcidiato
negli amori dai voli pignorati
ma io ti amo oggi come ieri
come domani
come bimbetta e come donna raminga
che da te ha imparato
a non mentire mai.
Ti vedo amico stentoreo
quando semiviva e incompleta
in sedi erronee
altero
la mia esistenza inespressiva
in più falsetti difettosi.

 

APPENDICE

 

la poesia

della poesia questa è la migliore definizione che ci sia: E' un certificato di garanzia

"Che bel paese è il mio paese" di Lisetta Cerosimo
Note scritte a matita su ogni poesia del Libro.

(PASQUALE FUNARO
)

 

Il Dio del mio paese
Il desiderio di un mondo migliore, di pace e d'amore. Meravigliosi accostamen
metaforici. Un Dio dolce, quel Dio dell'amore che abbiamo dimenticato.

Il mio paese
Una esistenza vista nelle sue infinite, indefinibili sfaccettature quotidiane.

Il campanile
Il campanile, ultimo testimone di una vita vissuta in piena coscienza
soddisfatta solo del suo essere stata.

Festa di San Lorenzo
Quadretto, incisione dell'infanzia rimasta immutata nel tempo, sopravvissuta
alle intemperie e alle bruttezze della vita.

Festa
Infanzia felice. festosa. profumata

Lo scenario dei ricordi
"Si viveva dell'essenza
di un Dio-Poeta..."

Già!...E' questa la meravigliosa poesia dell'infanzia-giovinezza incantata.
Un incantevole scenario festoso provocava gioia e "accordi collettivi",
alimentava la fede e...il "razionalismo", fin dove questo era capace di arrivare
Oggi, passati i sogni, la Verità è più nuda, si scoprono "ipocrisia di riserve
e richieste personali". C'è il disincanto. C'è più tristezza

Emigrazione

Chicche: "chiotte catene" - i quieti monti, silenziosi.
"visir-pleiade" - personaggi importanti (sedicenti)
"chouan ostinato" - irriducibile ribelle, insorto antirepubblicano.
Funaro (cioè io) l'aveva detto: "L'emigrazione è figlia di se stessa. Bisognava
ribellarsi all'inizio (vedi la poesia "Emigrante del Sud" nel suo libro "Poemi
ineffabili" - 1978)"


Come ad aprile
Sempre viva, ispirata dal luogo, con l'atmosfera propizia, alla ricerca di storie
personali, riposte nel ricordo, varie, sempre vive, pur nel "fermento" del
presente.

L'amore è cosmico
Un cuore che sa appagarsi..
Escursioni...forestiere
La casa forestiera non ci appartiene, ci è estranea in tutto. La si accetta se
ad essa si sovrappone l'immagine del proprio paese.

Nella mia non gerbida campagna
Una campagna fertile, una casa fertile...di vita. D'estate il vecchio sorveglia il
bambino; d'inverno il padre gioca in casa con lui. Il vecchio-nonno, il padre, i
bambino, tre generazioni, la vita che prosegue, nutrendosi.

Altre epoche
La favola ed il sogno rimangono, come gemme innestate nel cuore, anche con
il passare del tempo:

Non vorrei smettere di sognare, ma...
Uno stato d'animo, comune ad ogni poeta. Vivere con la natura, sognare altro
e altrove...ma i piedi sono trattenuti dal reale, "nelle cose miopi".

Agosto
Anche qui lo stupendo scenario di piante, animali e cose, nel quale si sviluppa
l'esistenza di Lei: dubbi, percezioni, conoscenze, aspettative, aggiornamenti

In cerca di solitudine
Non basta che il rondone allontani gli insetti e renda più ospitale lo scenario,
allargandolo e disponendolo alle utopie, ai sogni di gloria...
La vista di scorci ruvidi, il ciarlare e il sembrare inutile del mondo disturbano
l'animo e il pensiero, tormentandoli...

Sulla collinetta ventosa
Un uomo ed una donna al lavoro, nei contorni salienti delle loro figure, dei lor
gesti. Una giornata di lavoro e...di poesia, con premio serale.

Contro corrente
Un altro meraviglioso amplesso, in una scenografia ricca di particolare e di gesti.

La fornata del pane
Quel profumo di pane "respirato" inconsciamente nell'infanzia...che rimane
come ritorno ancestrale di momenti felici, ma irrepetibili. Una felicità non
espressa, ma sentita, visiva, spumeggiante.

La vendemmia
Un amore sereno, naturale...antico come il mondo. E' una chicca letteraria:
Una delle più belle e pure descrizioni dell'amplesso amoroso. Una stupenda,
meravigliosa realtà verghiana, espressa in forma lievemente ermetica e con
profonda risonanza leopardiana.

C'era Natale
Meravigliosa descrizione della fine del giorno, che si porta via le inutili
(ora-adesso) pene del vivere. Ottima resa visiva del vento e delle sue azioni.

Incontri con la neve
Fanciullezza spensierata, viva e cosciente, ricca di umanità. Continua l'incant
del luogo sacro. E' evidente che in "inverno" e in presenza della "neve" si sen
il bisogno di un "cantuccio", al suono di un canto collettivo e rassicurante.

D'inverno
L'immagine del focolare, con la sua presenza reale, riporta la mente sulla rett
via.
Quali erano quelle "emozioni incontrollate"?

Carbone e inchiostro
Piccoli particolare, incisivi nella memoria di una scolara. Primi momenti, inizi
quasi sacrali di una esistenza in boccio. Un meraviglioso "carboncino".

Nella grotta serica
Il mistero dell'Io piccolo dinanzi alla bellezza e alla grandezza del Creato.

Mi ama...non mi ama
Un amore sentito e pensato. Ricchezza di aggettivazione.

Nuvole...nuvole
Un paesaggio calabrese arricchito dal più ricco e fantastico campionario di
nuvole

Rapsodia piovana ad intrecci
Peccato che esiste già "La pioggia nel pineto" di D'Annunzio.
Questa sarebbe stata migliore, e di molto!

Umidore
Una sensazione dell'anima, introspettiva. Dopo la pioggia viene il sereno
e si porta via i pensieri cattivi e "gli appetiti impoetici".

Frutti moracei
Destini buoni, destini cattivi. Vivissima descrizione a carboncino di
particolari importanti.

Scena soft in campagna
L'occhio fotografico recepisce motivi e significazioni particolari, anche nelle
più piccole cose. E' l'incanto della Terra di Calabria.

Frontiere in contrasto
Un volo con la mente, uno stato d'animo di liberazione ispirata. Tuttavia si
avverte la presenza disturbatrice di altre esigenze.

Lo scricciolo
Uno stato d'animo, ancora, e una presenza viva

Solo ginestre
La vita, i colori e i profumi di un giorno. Nella notte si "realizzano" i sogni,
snodandosi e ampliandosi.

Giochi autunnali
Piccole vite...che si aprono al mondo, come piccoli germogli in rapporto ad
una grande foresta. Anche qui la sicurezza di un cantuccio per piccole vite.

Frivoleggiare
Dalla fantasia...alla realtà...basta un nulla, come lo scorrere disordinato delle
capre, per fare rientrare l'Io, dal favoleggiare alla percezione di un ruvido gel

Affresco
Desiderio di una vita propria, sicura, libera da paure ancestrali, da imposizion
da plagi.

Visioni notturne
Sogno colorato, soffice, sottile.

Una volta in paese i vecchi
"Qual pittore
colore..."

Nessuno meglio di Lei!

Ieri l'altro, come in un romanzo
Lo scorrere disordinato della pellicola di una vita. Qualche fotogramma più
chiaro, affiora una memoria, disturbata dall'inesauribile flusso del tempo.

I miei morti vivono
Da pensieri tristi, in un groviglio di sensazioni e di ricordi, il distacco dell'Io
pensante. Regina del paese, ma in una torre che non ne fa parte.

Le armonie della nonna
Uno dei ricordi più belli della vita. La nonna...
"...e prendevo in lei dolcezza
come l'ape il polline nel fiore..."
Che chicca!

Un personaggio mitico: mio nonno Fiore
Nei primi sette versi c'è il presepe di San Lorenzo in inverno:
Coscienza della vita...E' così, non c'è nulla da fare! Non resta che tirar
calci...alla neve. Un uomo vero.

Mia zia
Una compagna, un'amica, un esempio efficace e costruttivo

La gelosia che uccide.
Il dramma psicologico di una, di due vite, rovinate da quel brutto
sentimento...

Una dolce amicizia
Un sentimento vissuto in solitudine, un pensare senza espressioni.
Un moto dell'anima.

gente da amare.
Un paese, un cuore unico, fatto di tremila persone.Gente amata,

Mai più...forse
Sogni, colori, suoni di una fanciullezza e adolescenza...ormai passate.
Ci saranno altre bimbe...

Donna del Sud...sempre che...
Finissima e completa descrizione dello stato d'essere dell'emigrato,
quando torna ai luoghi natali.
Il passato rimane solo in noi stessi. La realtà del paese cambia, la
ritroviamo estranea e ci sentiamo estranei.

Rocce intrappolate
Che la natura del paese ritorni ancora una volta..
Garofani rossi

...le fioriere di una volta!...l'odore che riviene dai petali smossi di
un garofano! Che finezza!
Quel che resta del vecchio paese, della vecchia vita.
Ritorno

"sciabordio del torrente"...l'unico rimasto, perché non poteva
essere alterato o distrutto. Il nuovo non rende in sentimenti, è scialbo,
è senz'anima.

Il mio paese diviso
Non si distingue l'accaduto, rimasto solo nella memoria dell'Autrice.
Emerge però la presenza solitaria e cosciente del Lei.

Profonde radici
Per quanto il "nuovo" possa cambiare le cose, c'è sempre qualcosa di vecchio
che rimane: una memoria profonda, un pulsare antico.

Dovrò dirti addio
Accade un giorno che al paese non si torni più. Il pensiero rende tristi...
Per alcuni forse sarà più doloroso.

Solo a San Lorenzo
Una persona particolare. Chi?

Sul solario
Bozzetto. Un quadro, un momento

Lungo il rivo sarò
Il paesaggio visto nel suo insieme...Un ricco acquerello...

Colori e riflessi
I mille colori dell'autunno...Un coloratissimo e ricco acquerello...

Attimi
L'animo fotografa...e si riempie del luogo natio.

Raganello
Sentirti tutt'uno col fiume.

Rosso sallorenzano
Il colore mutevole e sempre bello dei luoghi di San Lorenzo.

Nata in montagna
La poesia della Cersosimo ha immortalato il paese di San Lorenzo e i suoi
dintorni, come una icona, della quale, di volta in volta, e da più angolazioni,
ha tracciato i mille particolari con stupende e ricche pennellate pittoriche e
con la profondità e la bellezza dei suoi sentimenti.

Primavera
La ricchezza dell'animo è quella che vivrà con noi, al di là della morte.

Posizioni e figure
I ricordi sorgono, rivivono...
così le nuvole fanno rivivere, con la pioggia, la natura.

Dedicata al mio paese
Nessun commento. C'è tutta la dolcezza dell'animo della Poetessa, i suoi
desideri, le sue preoccupazioni per il suo paese.

San Lorenzo
Nessun commento!
"Con fair play il mio cuor si..."ferma dinanzi a questa "icona".

 

SOTTOVOCE
(La voce alle opinioni)
Lisetta usa le parole in maniera disinvolta e scanzonata.
Parole vecchie e nuove, inusuali inventate scintillanti, pertinenti
impertinenti; parole in libertà che si accostano, cozzano, si
intersecano, creano assonanze e dissonanze, evocano. distraggono,
in un gioco poliedrico e fantasioso di immagini e sentimenti,
indipendentemente dalle ragioni della ragione

Maria Cianflone, poetessa
Lamezia Terme

Bene fa Lisetta, con questi tempi e questa cultura, che a tutto
mette un prezzo e un confronto, contrapporre i valori di un borgo
andato, che sapeva con valori semplici e sanguigni dare un senso
di pace ed equilibrio alla vita di ognuno.

Leonardo Nicoletti
Francavilla Marittima


E’ un grande dono quello di riuscire ad esprimere cosi bene e con
toni lirici tutto ciò che si sente in cuore.

Esther Basile
Vasto


Ho apprezzato molto la sua lingua, la sua ricerca di una lingua non
melodica ma espressiva per via di impressioni e di connessioni
ardite, qualche volta addirittura sconvolgenti; e mi hanno
gradevolmente colpito le sorprese a cascata delle sue
aggettivazioni. Dovessi parlarne ad altri, aprirei qui un elenco di
casi emblematici. Ma lei li conosce ovviamente meglio di me i
suoi azzardi linguistici, i suoi rapporti conflittuali con la tradizione
e con la norma letteraria. Tuttavia sono proprio I questi eccessi ci
danno un piglio di originalità ai suoi versi e li fanno leggere con
interesse e trasporto.

Prof. Raffaele Sirri
Docente Istituto Universitario Orientale
Napoli


Il sapore dell’uva si gusta solo mangiandola un chicco per volta,
uno dopo l’altro, rinnovando più volte il piacere della sua
dolcezza.
Così è per le poesie della Cersosimo: se gustate una per una,
leggendole più volte, esse offrono una dolcezza straordinaria,
sempre viva e presente, fatta di mille sapori… regalano al lettore il
piacere di tante preziosissime e rare "chicche" letterarie.
Se mi trovassi in un’aula di studenti amanti di letteratura,
richiamerei la loro attenzione, per ore, e aprirei i loro occhi sul
mondo poetico della Cersosimo, centellinando ogni verso,
spiandone il senso e le metafore, e cogliendone le miriadi di perle
e di gemme poetiche.
Ogni verso, ogni gruppo di parole (a volte anche una sola parola)
sono come un grammo d lievito e di concentrato, come una goccia
di essenza:
da ogni grammo, da ogni goccia si può sviluppare, con una
dissertazione seria ed onesta, una tematica vasta, un discorso
ampio, una ulteriore disamina dei significati più profondi del suo
messaggio e delle angolazioni più riposte della sua anima.

Pasquale Funaro, critico Letterario
Avigliana

 

Luna di Cuore
di
Lisetta Cersosimo

 

AUTORITRATTO
Ma va' là!
Che bella la luna
che pesco e ripesco
nella sua torretta
d'avorio
con largo impiego
in un connubio
d'attrazione
e ammirazione
che tutto dice.
Si apre
a scatto
la luna con me
e m'informa
la luna e io
imparentate in coppia
da un grato profumo
di malva
io e la luna
due in un'ammutolita
notevole
coordinata
invisibile impresa.
POESIA E LUNA
La poesia
sede di comando
di quel che dico
pregevole cassettina
portatile
e per mare e per terra
e per cielo
secrètaire
senza più chiusura
dischiuso
un bel giorno
nei serragli sensibili
intelligibili
del mio cuore
al cuore di luna
diveggiante luna
pavonesca
divallante
trapassante
pascente


ETERNA FEMMINILITA'
Sopravvive la luna
un po' lolita
e si smarrisce in idea
mordicchiata
a piccole vedute
nei silvicoli
sospirosi baci
delle smeraldine
luci.
Sopravvive la luna
un po' esotica
legge il mio cuore
osa toccarlo
si cuce la bocca
si dischiuma
in sferule e sferule
e versa tanto
desiderio di sé
sparso
nel resto.
Sopravvive la luna
dagli inediti occhi
del mio mare...
di soave assaggio
non sta più nella pelle
e nel tempo della fioritura
lascia il suo letto
di rose
e l'uscio aperto a vita.
Sopravvive
con gli sproni alle ali
la luna
mi rinchiude a chiave
mi tratta come merito
e m'aggrada
chiudendo la luce.

PRIMAVERA
Giù le mani
dalla luna
bava di seta
bordo a bordo
ai getti del fiume
accrespata pallina
distillata a più non posso
sul tiglio sovversivo
e sulla strada dei fiori
di fragola e pervinca.

ESTATE
Giù le mani
dalla luna
pennelleggiata
e abbandonata
nelle siepaglie andate in caldo
e racchiusa e insellata
tutta succulenta
nelle abitanze abbrunate
e nei sasseti
odoranti di cedro.

AUTUNNO
Giù le mani
dalla luna
di taglio classico
sulla riva già timbrata
dalle foglie ricadenti
e rilassata ad arte
nei cortei burocratici
di un mare senza fine
abbonacciato
per il navigio in partenza.

INVERNO
Giù le mani
dalla luna
non del tutto disvestita
tra le stelle a branchi
tipo subito pronto
a cavalcioni
nell'ultima barriera
di luce...cui accede
senza fatiche
dicendo sì col capo.

SE VOGLIO LA LUNA?
Si scolma lo stoppino
del sole
sta tra il sì e il no
sulle simmetrie
combaciate
delle ombre nicchianti
e sbozza le sue fattezze
redolenti
sui capitelli corinzi
ultimandosi.
Intuitiva e gessosa
la luna si offre
tira dal crespo l'amore
e ce lo fa ritrovare
in risposta
nei giochi di neve
che se ne vanno
e nei lapidei castelli
abbacinati
dai vespri equinozi.

FRA GLI ASTRI
La biondina luna
capisce a volo
si svincola
dietro il ventaglio
incoronato
da nuvole celestiali.
Rovescia la testa
s'impenna e poi s'adima
durante il sonno
svanendo nell'infinito
spazio
nivea fra luminose stelle
dall'altra parte del globo.
Vorrei per un po'
marinare la vita
tronfia e irrazionale
andare in senso vietato
verso un fiume di stelle
che a modo loro piangono
verso il mare di luna
con le sue rituali forme
di silenzio.
Mica male se infine
meteora
o tortora ai primi passi
mi spegnessi
in sola andata
nelle compagnevoli
mani di dio.

STIA BENE LA LUNA
Mi rallegro
di ora in ora
sto a bada e aspetto.
Aspetto che scenda la luna
e la luna in buon aspetto
piccola e bianca pezzuola
mi salta addosso
si lancia scodellata
zufolando
e si riserra stridula stridula
intus et in cute
(dentro e nella pelle)
nelle incarnatine maggiolate.
Rompe poi la georgica
scacchiera mariana
e bolla nata di sette mesi
nella massa di terra
inspira ed espira
stabilita e accolta
nel verderame di bronzo
volgente al senape
sommesso e malinconico.
Già però
l'erba figliola
microscopica entità
materiale e verista
si spiana stizzita
acidula
e fa il bis
al posto dei senili
covoni...abbarcati.

LA LUNA NEL MARE
Guarda, guarda!
Nel dì d'oggi
sospesa a un capello
dorme tra due guanciali
d'acquamarina
la luna proteiforme.
Si fa epicentro tarlato
schiude i grumetti
n'esce cerca mezzo palmo
ancora in boccia
di bella carnagione
si raddoppia nella crinolina
dai tanti sgonfietti
si sviluppa sul serio
visuale e misurabile
grande e larga
e profonda e crescente
nelle Mille e una notte
lunga.
Incamiciata
nel fuori programma
ella ora si lambicca
il cervello
rassegnata figlia di Eva
sorella di Febo
nelle crepe del tempo
di tempo in tempo
per qualche tempo.
Poi volta pagina e s'aggatta
tatuata
nelle appendici del mare
dove era nata già da ieri
qual Venere traente
a rinfrescante neve
che nulla tocca
che tutto lascia com'era.

VIALE DI FICHI
Mamma,
pioggia marzeggiante
corso d'acqua che dà nel blu
blando vento al trotto
da monte a monte
in tutti i climi
sgattaiolando convergevi
braccheggiando invadevi
e nell'intervallo stretto
di mezz'ora d'orologio
forse di una conversazione
venivi come vinaccia
dopo la spremitura
con pesi sulla testa
venivi da me che aspettavo
la manna dal cielo.
Con un pizzico di civetteria
sfilavi poi dalle tasche
le odorifere mele
strigliate ben bene dai passi
strappati faticosamente
ai pensamenti tuoi
e discoleggiavano
così i miei sensi
e guizzava così la mia anima.
Circospetta ora ti leggo tutta
come l'ultima...corrosa pagina
d'un bel libro
troppo corto...troppo
e mi dico: - Mamma,
non più razza di gran lavoro
non più aquila
non più nibbio
non più allodola
dolorando s'invalida
quest'oggi il tuo corpo
sbrancato...biancicante...astratto
secco come crosta di pane
corpo che trema nel solo tenere
un cestino di fichi.
E dei pingui fichi tu la dolcezza
contieni dalla a alla zeta
dolcezza e prestezza
dai contrassegni
d'un dominio da tutti i lati
come voglie sulle pelle
come punti franchi
e quando mi sgridi e mi curi...e
quando mi ritieni il tuo vanto
per quel po' di cultura
che tu credi abbia in più
per essere andata a scuola.
Ma il sapere tuo fa le mie poesie
è un sapere massivo
il più difficile a rompersi
il più pertinente e accreditato
è il sapere prodotto da sé
che mi gira nella mente
e mi fa ragionare
e non è tempo perduto mai
è l'estro sapiente proclive
ad abbatuffolare la luna
che fa la ronda
ogni volta piantonata
sulla rebuzia
qual tu sei
e qual io
saprò essere...
da controfigura.

DUE RIGHE INTESTATE
Drin drin drin...
- Devo dirti due parole!
Testacoda s'indirizza
fuori zona
la modista cilestrina luna
e arreca
alla spettabile vistosa Zerène
un sentimento postumo
pieno zeppo di corrisposta
inverosimile...collegiale
simpatia per lui.
Lei dice: - Ne riparleremo!
S'estivano gli anni
pedissequamente svolti
e si schiomano nelle canicole
le riposte turbolenze
...in simposio.
Non c'è ripicca né svogliatezza
né mondanità o stramberie.
Non incaricarsene?
E' difficile!
Si perpetuano infatti
senza vergogna
e si piazzano come stemmi
le esplosive stranezze
le sofferenze motrici
sempre più dentro di lei
sempre più dentro
e sempre più tiranni tarli
si spalmano a più gironi
per fare di se stesse
tabula rasa
sino all'ultimo stadio
una su una.
Segna la vita
fa male e fa bene
questo sentimento
straviziato
questo invasivo tracciato
extra.
Invano
ella lo scaccia lo scaccia
duramente
nel silenzio claustrale
quando si fa i fatti suoi
nel lavoro...sul far del giorno
nella routine mummificata
o sulle tetidi dune.
Ma in un'ora
di tal grado
l'orologio
non segna l'ora giusta
il seme non è nelle grazie
non genera
non reclama
si disimpegna...manda a monte
annota e silura.
E la luna attillata
la luna di sapore amaro
l'alchemica luna
la luna revulsiva
ostia rotonda
e prona
s'inerpica
codifica...designa il preciso
censura senza tanti complimenti
emanda l'impreciso
col solvente
allucciolandosi e sfatandosi
in solitudine
tra le due righe.
Zerène: farfalla diurna

AMORI
Quanti amori?
Tanti!
Amori di parte...amori al tutto
amori incompleti...spade senza punta
amori a buon mercato...al primo venuto
amori a pagamento in cricca con le ombre
amori a cosa fatta... di poca durata
amori che costano l'osso del collo
amori che non valgono un fischio
amori che fan crac alla prima scossa
amori che nascono come funghi
amori dati a credito sulla parola
amori fantocci alla deriva...agli sgoccioli
amori scialbi compatiti e rivendicati
amori che abbassano la cresta
presi a calci...riesaminati e rimpiazzati
amori ermetici...azzannati
amori posticci...riottosi
di livello ordinario
amori raggirati...impacciati e venduti
ripetuti a moto alternato e rivenduti
amori incastrati e sempre in ritardo
amori che abbracciano la loro croce
e pagano un prezzo troppo alto
amori consacrati...armati fino ai denti
devoti nel pretto timore di Dio
amori peregrini e di successo
amori di corte...da sala...di maniera
riusciti...assicurati...invidiati
calcolati...adulati...riscattati
amori che non han amore né sapore
nati con la camicia e troppo alla moda:
E poi? E poi...
amori a prima vista...ariosi
di raro pregio
semplici...primitivi...forse un po' folli
amori principianti
per chi porge un saluto agli anni
amori balneari e lusinghieri
corsari dalle risposte secche
flutti contro le maree
contro i tratti rossi della notte
amori al primo fiuto
che intervengono tardi...ma
...veri e propri cantici
materie viventi dal palato delicato
espressi a mezza bocca e a capo chino
amori contestate opere in corso
amori dai crampi allo stomaco
preferiti e desiderati
amori cuccioli lucenti e vivi
e adatti a qualsivoglia scorreria:
"Andar cercando amori
e infilarli in fili di perle
con la luna crescente
questo è stato il mestiere
della stella di giorno
e la fata aralda d'amore
conferisce morale alla favola
e termina il suo periodo musicale
e s'incavalca nell'esangue ricordo
di un circolo chiuso
a non far più caccia grossa
a non correr più pericoli
a non tremar più come una foglia".

UNA VOCE INTERNA
Linea di fede
Su quel che faccio
e scrivo
su quel che dico
e penso
su quel che voglio
e cerco
su quel che so
e ignoro
sullo stile e sul tono
di quel che consegno
e sull'incompiuto
e sull'interrotto
da trattare
quando che sia
al primo posto
addentro
al di sopra
il controllo minuzioso
e severo
di Dio aspetto
e accetto
in ultima istanza.
Fra me e la luna
come l'istmo
fra due mari
la Sua mano
desidero.

 

Luna di Cuore


PREFAZIONE
La mia impressione "a caldo": ho provato un vivo senso di stupore per la strutturazione "personalissima", originale e "coraggiosa" della raccolta, che, se ad una prima lettura potrebbe suggerire l'idea di una "miscellanea" di nuclei tematici eterogenei, in realtà si snoda in una complessa trama discorsiva, nella quale cogitatio ed evocatio raggiungono una felice e compiuta mediazione:
L'interazione dialogica tra un "io" liricamente vissuto come "fenomeno" e la luna come metafora acquista via via spessore e concretezza, fino a diventare polifonia, spartito di voci e suoni, gioiosa coralità, cristallino canto alla vita. Cogitatio: l'io dialogante nello "specchio" della luna trova riflesso il suo "pensiero" come fascio di luce sulle cose e sulle povere "cifre dell'essere"; la realtà, il vivere quotidiano, le molteplici "forme" della natura diventano, attraverso il pensiero, simboli di una dimensione meta-fenomenica, oltre cui vedere - con gli occhi dell'anima - la metafora-luna, alfa ed omega di un'intera esistenza accarezzata "dal vento" e scavata dal "tempo". Evocatio: in "luna di cuore" la parola è soprattutto "evocatrice" di immagini-altro e di emozioni: lavata dall'uso della polvere quotidiana, essa splende di una sua luce, restituendoci nelle sue "sinestesie" (suoni, immagini e colori sono magistralmente fusi) la poesia della memoria, che trascende il tempo e la storia... Saffo, Dante, Leopardi, Rilke, Foscolo, Saba, Ungaretti...: la metafora-luna ci restituisce la loro "passione", nutrita di speranza e dolore, alimentata dal sogno, "infinita ombra del vero".
Nel "cuore" della luna hai indagato (e trovato) te stessa. Metamorfosi trascendentale dell'esistere del tempo. Per fare del "tuo tempo barcollante e stordito, un infinito temporale".

PROF. FRANCESCO BARTOLETTA

 

Riflessioni tratte da:


DE LISETTA CERSOSIMO TRACTATUS
(DI PASQUALE FUNARO)


"Luna di Cuore"


E passionale, appunto, è stata la lettura di "Luna di Cuore", secondo lavoro poetico della Cersosimo.Non stupisca il fatto che io parta da tanto lontano, in quanto, come dirò più avanti, è un lavoro poetico inconsueto, perché possiede requisiti nuovi ed eclatanti. Quando un'opera è veramente significativa, intensa e gradevole, allora il "critico" diventa "ascoltatore estetico"... senza "pretese metà moralistiche e metà erudite". Pertanto, la sua non sarà una critica concettuale, ma una critica come percezione di contenuti e di forme. Come questo mio commento-critico appassionato e partecipe, diventato tale a mano a mano che procedevo alla lettura del testo, come se il mio "orecchio interno" (vedi Leo Spitzer) cogliesse di quelle liriche la "configurazione profonda", non limitandosi alle manifestazioni visibili, per effetto di un "risvolto emozionale", di una "empatia" e allo stesso tempo per effetto della mia già dichiarata "entropatia".

TEMATICA

In "Luna di Cuore" non c'è la continuità tematica del suo primo lavoro, cioè l'inno d'amore al suo "paesino" di San Lorenzo Bellizzi, dove dovrebbe ritornare risanata fra quelle "cime elevate, dove fioriscono le solitarie meditazioni e dove"Lei "non avrà che pochi compagni."
Non c'è la diffusa amarezza di un passato perduto; tutt'al più, disponendo la Cersosimo di una consapevolezza e di una serenità d'animo naturale, si potrà rilevare il disappunto per la perdita dell'esistente di un tempo passato. La poesia è un'arte difficile; un universo indefinibile nel quale si sciolgono, con più o meno sfavillio di luci e intensità di rumori, il dolore e la gioia degli uomini. Essa è il respiro pensato, più o meno profondo, dell'anima. E il respiro pensato dell'anima della Cersosimo è un respiro molto profondo e sano, con il quale Ella rimanda al lettore tutto il suo universo lirico; se il lettore è esperto e partecipe, trarrà certamente da questa opera una istintiva commozione ed un
entusiasmo leggermente euforico.

LINGUAGGIO
Se l'universo lirico della Cersosimo, pur non dissimile da quello di altri, presenta una sua specifica caratterizzazione che lo rende interessante, ancor più singolare e straordinaria si presenta la sua vicenda poetica in relazione al suo nuovo indefinibile linguaggio.
Nel mosaico arlecchino del mondo della poesia la sua opera emerge come una tessera che si distingue per il suo coloratissimo, straordinario e inimitabile linguaggio, che io definisco "affabulazione pittorica". La meraviglia che genera la lettura delle sue liriche è dovuta al fatto che esse sembrano esser venute fuori da sole, come acqua (ricca di sali minerali e di altre benefiche sostanze) che sgorga da una fonte "gorgogliante". Al contrario di tanti (più p meno) grandi poeti moderni, la cui lirica contratta e ardua molto spesso raggiunge i limiti dell'ininterpretabilità, Ella, pur servendosi di un linguaggio difficile (in quanto poco conosciuto e scarsamente usato), riesce ad offrire un quadro ampio dell'argomento trattato con la sua ricca miniera linguistica, dandogli una mirabile forma di trasparenza espositiva.
La "parola" ormai stanca, depreziata della letteratura moderna, che ha minato forse in modo irreparabile la purezza dei "classici", trova nella poetica della Cersosimo una sua "rivincita", una sua nuova presenza: in primo luogo perché viene usata con una impressionante ricchezza, che rende il linguaggio più esteso, al contrario di quello usato quotidianamente per povertà di cultura e di spirito; in secondo luogo perché il suo uso è più preciso e significante, sicché il tema a cui si riferisce (idea, fatto, persona, cosa) viene presentato in tutti i suoi particolari, viene dipinto,
scolpito, cesellato e reso piacevolmente comprensibile ad ogni lettore che abbia un minimo di attenzione e di buon gusto. Una rivincita, una nuova presenza dicevo: quella del linguaggio poetico della Cersosimo, nuovo, ricco, prezioso, azzardato, coraggioso e stimolante (per la conoscenza di tanti lettori).
Un estro linguistico, il suo, non comune, che meraviglia, incanta e fa trasalire, a volte, per la difficoltà d'interpretazione.
Un arnese duttile del quale Ella sa bene servirsi e col quale ha creato una gemma preziosa, un'opera luminescente.
A volte sembra che Ella corteggi l'immagine, l'idea, la Luna, ma non è questo il fine di tanta ricchezza di linguaggio.
A me sembra che tanta ricchezza, più che acquisita, sia un dono di Natura con cui vive all'unisono.
Una cascata di sostantivi, aggettivi, verbi, una ricchezza di termini con cui descrive minuziosamente ogni cosa, ogni scena: la esplicita, la approfondisce fino all'inverosimile, fino al più piccolo particolare (apparentemente) irrilevante, e la rende comprensibile e chiara, purché si conoscano i significati dei suoi termini difficili, ricercati, poco usi nella lingua comune.


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