La preparazione del pane nella caratteristica "Mattr"

San Lorenzo Bellizzi
Tipica Zampogna (Ih Sunu)

Tipico Tamburello costruto con Pelle di capra e tappi di bottiglie

Suonatore di zampogana

Calzolaio
FESTE E TRADIZIONI

 

 

Tra le feste che animano questo piccolo centro, la più curiosa e misteriosa e "Ungavedarotte" che si festeggia l'ultima domenica di carnevale. Consiste che una persona è prelevata a sua insaputa avvolta con un mantello o cappa nera, caricato su un asino o mulo ed è portato in giro per il paese, accompagnato da suonatori con antichi strumenti e altri improvvisati fino sulla soglia di casa.Pochi conoscono la sua identità solo alla fine è scoperto e festeggiato con tipici piatti a base di salumi locali, annaffiato da buon vino.

Altra festa molto sentita e quella di San Rocco che si festeggia il 24 Agosto. Il Santo è portato in giro per le vie del paese, con al seguito strane costruzione di legno a più piani ornati da fiori e nastri colorati sono chiamati i Cirji. portati in testa dalle donne durante la processione in segno di devozione, per grazie ricevute o da ricevere

La festa più frequentata è quella del Santo Patrone. Tutti gli emigranti sparsi per il mondo, arrivano in questa occasione, che cade il giorno 10 Agosto. I festeggiamenti iniziano il giorno otto, con la fiera del bestiame e raggiunge il suo culmine il giorno 10, con balli fuochi e gran mangiata. E' una festa da non mancare assolutamente, per chi si trova in vacanza in Calabria.

"S. Anna" (ultima domenica di luglio): festa religiosa in onore di S. Anna che si svolge nei pressi dell'omonima chiesetta in località Falconara nel cuore del Parco.

"Corpus Domini" (giugno): in quasi tutti i vicinati vengono costruiti piccoli altari (decorati con nastri , lenzuola ,coperte, fiori e piante) dedicati al SS. Sacramento.

Altra festa forse la più importante di tutto il mezzogiorno è la festa della Madonna di Pollino

 

 

ANTICHI MESTIERI DI SAN LORENZO BELLIZZI

Il calzolaio (u scarparu)
A San Lorenzo il calzolaio realizzava scarpe; la parte più consistente del lavoro erano però le riparazioni. Questo perché farsi confezionare un paio di scarpe nuove costava molto di più che ripararle. Oggi on è più così. Le scarpe si trovano sempre più a buon prezzo, e la figura del ciabattino è pressoché scomparsa. Generalmente i contadini non indossavano scarpe d'estate, riservandole per l'inverno. Si possedeva un solo paio di scarpe, dozzinali e resistenti, rinforzate nella suola e nei tacchi con i chiodini (simìci). Nelle famiglie - specialmente tra i figli che crescevano - con le scarpe avveniva una sorta di passaggio del testimone: il componente più grande le passava al più giovane. Quando i campagnoli dovevano recarsi in paese, facevano buona parte del tragitto scalzi, con le scarpe a penzoloni sulle spalle legate per i lacci, indossandole solo in prossimità del centro abitato. Era un metodo per limitarne al minimo l'usura. Altri tempi. La bottega del calzolaio era impregnata degli odori più strani: colla, pece, grasso cromatina; ed era un luogo d'incontro per scambiare quattro chiacchiere col calzolaio, che parlava senza mai distogliere lo sguardo dalsuo lavoro.


Il fabbro (u furgiaru)
Il fabbro era un artigiano che godeva di molta considerazione nel territorio Sanlorenzano. Infatti, un paese a vocazione agricola non poteva fare a meno di questo professionista lavoratore dei metalli.Con l'incudine, le pinze e le tenaglie, i martelli e le mazze, il fabbro modellava le barre di ferro incandescenti, che cedevano sotto i suoi colpi vigorosi, diventando zappe, vanghe, mannaie, accette, falci, picconi, roncole ferri di cavallo e brocche. Il fuoco doveva essere vivo e ininterrotto. Per aumentare il tiraggio sul carbone di legna, il fabbro utilizzava un mantice a forma di soffietto fatto di legno e cuoio. Il "furgiaro" era anche maniscalco ferrava cavalli e buoi. La procedura era abbastanza laboriosa. Dopo aver immobilizzato il cavallo, il maniscalco schiodava il ferro da sostituire; tranciava le punte dei chiodi uscenti estraendole da sotto con delle tenaglie. L'unghia veniva limata e rifinita con scalpello e coltello. Quindi, ne veniva valutata la grandezza e la forma. Poi si forgiava un ferro nuovo o, in alternativa, se era della misura giusta, se ne sceglieva uno fra quelli già preparati. Infine, veniva provato sotto l'unghia e si modificava affinché aderisse con precisione


carbonaio (u carivunaru)
Figura mitica quella del carbonaio che restava in montagna per mesi interi, portandosi dietro solo il mulo carico. I carbonai tagliavano gli alberi e con le roncole facevano la pulizia dei rametti. sul Pollino e a Montagna di Basso, oltre ai carbonari del luogo, erano presenti squadre di campani, provenienti dal salernitano. Ogni carbonaro lavorava la sua macchia, la tagliava in pezzi di un metro e la accatastava. Successivamente veniva trasportata con i muli nello spiazzo, un punto in cui venivano scavate le buche nelle quali sistemare la legna e appiccare il fuoco. La cotta della legna, scavata nel terreno, aveva forma conica. Una volta appiccato il fuoco, veniva coperta con del terriccio e ogni tanto vi si praticavano dei buchi per far uscire il fumo ed evitare che la legna incenerisse completamente. Anche di notte, a turno, i carbonari, sorvegliavano la cava per evitare ogni pericolo. I carbonari dormivano nel capanno di legno costruito sullo spiazzo
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