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PROPOSTE
DI SVILUPPO DEL TERRITORIO DI SAN LORENZO E DEI PAESI LIMITROFI DA CONSORZIARE
(SECONDA PARTE) PREMESSA Nei mesi passati
ho accennato al contenuto di queste proposte che qui presento in forma
piu' organica. La prima
fase, considerata preliminare, è quella di identificare e
valutare le varie problematiche prevalenti nel territorio. Durante tale
fase è necessario eseguire una serie d'indagini e ricerche finalizzate
a conoscere le prospettive e potenzialità di sviluppo agricolo,
zootecnico, della viabilità, così come conoscere gli aspetti
economici e sociali, le attività umane, e altri importanti fattori
che caratterizzano l'area. Sarà, inoltre, necessario conoscere
e promuovere lo sviluppo turistico e culturale, oltre ad eseguire un'analisi
delle prospettive di sviluppo del territorio. La seconda
fase si propone di stimolare le istituzioni e gli organismi responsabili
dello sviluppo nel preparare programmi e progetti mirati a ripopolare
i nostri paesi e le nostre contrade, proponendo soluzioni alternative
alla realtà attuale, basate sui risultati delle indagini eseguite
nella fase preliminare. Lo sviluppo agro-pastorale contribuirebbe anche a dare maggiore impulso a un turismo selezionato, apprezzato specialmente da chi ama e rispetta la natura. POTENZIALI PROGETTI DI SVILUPPO Lo svuotamento
dei nostri centri abitati in seguito all'emigrazione per motivi economici
dei nostri compaesani è uno dei nostri principali problemi. Mi
riferisco principalmente a San Lorenzo, di cui ho diretta conoscenza,
ma sono convinto che il fenomeno sia condiviso da tutti i paesi limitrofi.
Questo primo
punto è stato già da me trattato nelle precedenti proposte
e discusso in tre incontri avuti a San Lorenzo con la partecipazione
dei sindaci della zona nell'estate 2006, quando, tutti i partecipanti,
convennero che era necessario preparare, con la massima priorità,
i progetti concernenti, il miglioramento della viabilità fra
comuni limitrofi e favorire escursioni turistiche. Com'è noto,
San Lorenzo non è collegato con Terranova del Pollino e neanche
con Alessandria del Carretto, quest'ultima non è collegata con
la vicina Terranova del Pollino, ciò avviene anche in altri casi.
Questa situazione non solo impedisce a parenti ed amici che vivono in
paesi limitrofi di scambiarsi visite, impediscono anche lo sviluppo
turistico e commerciale nell'ambito territoriale. 2) Eseguire un'indagine del territorio per pianificarlo e stabilire progetti prioritari per il suo sviluppo economico e sociale basato sull'attuale realtà E` ovvio che per adottare
soluzioni appropriate a qualsiasi tipo di sviluppo, sia necessaria
un'indagine accurata del territorio, mirata a vagliare le varie condizioni
naturali e gli aspetti economici, sociali e culturali.
Com'e' noto, il territorio da consorziare fa parte del Parco Nazionale del Pollino. In conformità di tale realtà si dovrà pensare a un'integrazione fra i centri abitati e l'ambiente. I paesi che fanno parte del Parco dovranno conciliare le esigenze turistiche e naturalistiche del Parco con quelle concernenti lo sviluppo del territorio basati sui programmi socio-economici raccomandati dai risultati dell'indagine territoriale menzionata prima. 3) Censire le terre abbandonate e considerare possibili alternative per il loro utilizzo. Per quanto
riguarda l'abbandono delle terre, sarà necessario considerare
soluzioni alternative alla realtà attuale! Se le terre furono
abbandonate per scarso rendimento e per mancanza di mano d'opera,
si dovrà decidere se sostituire l'agricoltura con la pastorizia,
ritornando indietro nel tempo, quando la popolazione era scarsa e
il patrimonio agricolo era poco utilizzato. La produzione intensiva
di prodotti caseari d'ottima qualità e l'allevamento del bestiame
per la produzione di carne scelta, potrebbero essere delle valide
e remunerative possibilità per utilizzare l'esteso patrimonio
agricolo. Molte aree, inoltre, potrebbero essere considerate per la
silvicoltura. In entrambi i casi, la mano d'opera sarebbe limitata. 4) Utilizzo delle case, private o pubbliche, abbandonate da anni. Restando a San Lorenzo, secondo i dati ISTAT, riportati da Vikipedia su Internet, a San Lorenzo vi erano 2403 abitanti nel 1861, mentre nel censimento de 2001 se ne contarono solo 904. L'anno 1911 ha avuto il maggior numero di persone con 2752 abitanti su un territorio di 38 km quadrati, corrispondenti a 72,4 persone per chilometro quadrato. Ora la popolazione di San Lorenzo conta poco più di 812 persone (sempre da quanto riportato da Vikipedia), con una densità di solo ventidue persone per chilometro quadrato! Un gran calo demografico avvenne dal 1961 al 2001. Durante tale periodo gli abitanti passarono da 2061 a solo 904 rispettivamente. Questa traiettoria negativa, anche se rallentata nell'ultimo decennio, non sembra fermarsi. Il paese, infatti, si spopola sempre più man mano che i vecchi muoiono e i giovani lasciano il paese. Quei pochi che restano non fanno più figli, come una volta! Negli anni ottanta il paese fu diviso in due dopo la costruzione d'edifici abitativi in Rione Sgrotto. Chi possedeva la casa con i muri lesionati dalla frana, fu trasferito in un nuovo appartamento, in uno degli edifici popolari allineati lungo strade parallele. Come conseguenza di quest'operazione, il suo interessante centro storico, con tutte le sue stradine contorte, i balconcini e le case con piccoli terrazzi, fu, in buona parte abbandonato. Rimangono ancora pochi gruppi di case abitate ove la gente continua a vivere come prima, facendo salotto sulle scale durante i mesi estivi. Mentre quelli che ora abitano negli appartamenti del Rione Sgotto, vivono come quelli delle città: hanno meno opportunità di incontrarsi, parlarsi, dialogare e aiutarsi come prima. Di sera, specialmente, sono tutti in casa a guardare la televisione. I pochi
Sallorenzani che sono rimasti stanno benino. Non è più
necessario allevare il maiale, le galline, le pecore e le capre, alcuni
sono impiegati in lavori "socialmente utili, " pochi fanno
i pendolari lavorando in "marina", la maggior parte riscuote
una pensione alla fine del mese, che, anche se non è molta,
permette loro di vivere decorosamente! Di artigiani, tranne qualche
muratore, non ve ne sono più. Credo che
il problema delle case disabitate interessi tutti i paesi del nostro
territorio, e forse anche buona parte dei piccoli paesi collinari
e montani dell'Alto Jonio. Per contrasto, i centri abitati costieri
stanno subendo un'aggressiva, con la cementificazione delle loro spiagge
(vedi Villapiana Lido e Villapiana Scalo), con la costruzione di tante
nuove case, che, in molti casi restano per anni non completate (vedi
Bivio di Francavilla) e appaiono come ruderi prima di essere finite,
con conseguente imbruttendo dell'ambientale. Una soluzione potrebbe essere di incoraggiare parte dei turisti a soggiornare nei nostri piccoli centri, ove possono godersi i monti e il mare. Anche per tale possibile soluzione si richiederà un'azione congiunta e concordata con gli operatori turistici e le autorità competenti. L'idea di trasformare i nostri piccoli centri in paesi alberghi è da qualche tempo auspicata ma finora non si cercato di attuarla. E' da tenere presente che le persone che decidono di passare le vacanze nei nostri piccoli paesi si aspettano di spendere poco, di essere ben collegati col mare e di alloggiare in abitazioni confortevoli. Anche per
un tale programma sarà necessaria un'azione congiunta e concordata
fra tutti gli interessati (proprietari delle case, autorità
locali, agenzie turistiche, ecc.). 5) Incoraggiare i nostri emigrati a ritornare periodicamente nel paese natio per le vacanze e per riparare le loro case. Numerosi nostri emigrati vivono nel nord, in città affollate e contaminate da smog, anche se ancora amano il loro paese d'origine, molti di loro non se la sentono di ritornare per riparare le loro case, abbandonate da anni, non solo per il costo ma anche per il tempo limitato che hanno a loro disposizione durante le vacanze estive. Facilitando loro qualche privilegio, come non far pagare l'ICI per un periodo di tempo, contribuire con un incentivo per chi è in difficoltà economica, o per altra ragione, oppure offrire un soggiorno gratis di una settimana utilizzando strutture pubbliche non utilizzate, alcuni di loro potrebbero decidere di riparare le loro case e ritornare periodicamente contribuendo cosi a fare amare ai loro figli il paese dove sono nati. 6) Promuovere programmi finalizzati a incoraggiare i turisti che affollano le coste a passare parte delle loro vacanze estive nei nostri paesi. Di concerto con le organizzazioni turistiche, sarà vantaggioso promuovere gite organizzate e soggiorni nei nostri piccoli centri per i turisti che affollano le spiagge del golfo di Sibari. I nostri paesi sono ricchi di una natura incontaminata e offrono la possibilità di gustare cibi genuini, tradizionali, molto apprezzati per il loro sapore antico. Ciò potrebbe essere di beneficio anche per gli hotel e le agenzie turistiche costiere che diversificando il soggiorno dei loro turisti renderebbero più attrattivo e più interessante il loro soggiorno, incoraggiandoli, non solo a ritornare. ma anche a prolungare la loro permanenza fra noi. Io che
ho lavorato per circa cinquanta anni in tanti paesi di quattro continenti
(Africa, Sud Est Asiatico ed Estremo Oriente, Europa, America Centrale
e Meridionale), posso ben dire che i nostri paesi, e tutto il Pollino
Orientale sono localizzati è una delle aree più belle
che abbia visto durante il mio lungo peregrinare per il mondo. 7) Esaminare la possibilità di ospitare gli extra comunitari a vivere nei nostri paesi e contrade Se vogliamo
essere realisti, concorderemo certamente che non è immaginabile
che i nostri figli e nipoti emigrati, o nati lontano dai nostri territori,
ritornino col proposito di coltivare le terre abbandonate. Dobbiamo,
pertanto, già pensare di favorire l'immigrazione su scelte
di progetti specifici e personalizzati, da inserire nello schema di
sviluppo produttivo che si vorrà adottare. Anche se tale decisione
può sembrare prematura, e forse dolorosa per molti, dobbiamo
già prepararci progressivamente ad accettare la soluzione di
ripopolare le nostre aree con agricoltori extracomunitari, o comunitari
di recente acquisizione, offrendo loro i mezzi (incluso le abitazioni)
e la protezione legale per lavorare e produrre (alcuni di loro si
sono già insediati nel Parco del Pollino come pastori presso
masserie). CONCLUSIONI. Le sette proposte di progetti sono idee che dovranno essere elaborate con dati ottenuti da indagini e da analisi delle prevalenti condizioni riscontrate durante le varie visite di campo. Sarà necessario formulare un progetto congiunto fra i vari comuni, i quali potrebbero contribuire con i loro tecnici e i loro uffici localizzati nei vari comuni. Un Direttore per la PianificazioneTerritoriale, scelto, possibilmente dalla Regione. Dovrebbe selezionare gli esperti cui affidare le varie responsabilità sotto la sua direzione per eseguire tutte le indagini di campo, preparare e seguire progetti specifici e valutarne i risultati.
NOTA:
Prossimamente invierò la terza parte che riguarda solo progetti
per San Lorenzo |
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