PROPOSTE DI SVILUPPO DEL TERRITORIO DI SAN LORENZO E DEI PAESI LIMITROFI DA CONSORZIARE (SECONDA PARTE)
(Costantino Faillace)


PREMESSA

Nei mesi passati ho accennato al contenuto di queste proposte che qui presento in forma piu' organica.
Se si vuole sviluppare un territorio, si devono considerare varie azioni da svolgere in tempi successivi, finalizzate allo sviluppo coordinato e integrato del territorio stesso.

La prima fase, considerata preliminare, è quella di identificare e valutare le varie problematiche prevalenti nel territorio. Durante tale fase è necessario eseguire una serie d'indagini e ricerche finalizzate a conoscere le prospettive e potenzialità di sviluppo agricolo, zootecnico, della viabilità, così come conoscere gli aspetti economici e sociali, le attività umane, e altri importanti fattori che caratterizzano l'area. Sarà, inoltre, necessario conoscere e promuovere lo sviluppo turistico e culturale, oltre ad eseguire un'analisi delle prospettive di sviluppo del territorio.
Nel caso di San Lorenzo (ed anche dei paesi vicini) non sappiamo quanta terra è coltivata, quanti ettari sono abbandonati, quale è il valore della terra e quale è la sua potenzialità, quali sono le risorse umane, quali sono le possibili alternative volendo ritornare ai campi e coltivare le terre abbandonate. Non conosciamo, inoltre, se esistono risorse idriche sufficienti per un'attività irrigua per vari usi, quali l'irrigazione per prodotti agro-alimentari e per altri usi, incluso per la produzione di erba medica, la coltivazione di piante medicinali, sempre più richieste dal mercato, ed altre attività agricole remunerative quale la silvicoltura. In altre parole, non abbiamo idee chiare sul tipo e redditività delle attività agro-pastorali.

La seconda fase si propone di stimolare le istituzioni e gli organismi responsabili dello sviluppo nel preparare programmi e progetti mirati a ripopolare i nostri paesi e le nostre contrade, proponendo soluzioni alternative alla realtà attuale, basate sui risultati delle indagini eseguite nella fase preliminare.
Tali risultati potrebbero portare a considerare la sostituzione dell'attuale ridotta attività agricola con la pastorizia, ritornando indietro nel tempo, quando la popolazione era scarsa ed il patrimonio agricolo era poco utilizzato.
La produzione di prodotti caseari con criteri moderni, compatibili con l'ambiente ed eco-sostenibili, e l'allevamento del bestiame per la produzione di carne, sono possibilità valide e remunerative per una migliore utilizzazione delle nostre valli e dei nostri monti. I prodotti caseari genuini e la coltivazione organica di frutta e verdura, inoltre, sono attività redditizie richieste dal mercato, destinate principalmente a chi non vuole mangiare prodotti geneticamente modificati.
Lo sviluppo agricolo e zootecnico dovrebbero essere programmato nel rispetto dell'ambiente e dell'ecosistema, tenendo in alta considerazione i fattori ambientali, trovandoci nel centro del Parco Nazionale del Pollino, e nel rispetto delle normative che saranno imposte nell'attuazione del programmato Ecomuseo Valle del Raganello.
Il Territorio verrebbe, inoltre, anche valorizzato e reso più interessante dalla presenza d'animali al pascolo sui pendii erbosi, accompagnati dal dolce suono delle campane e campanelle che portano al collo. Questa visione bucolica, di pace in un ambiente salubre e fresco, oltre che a ingentilire il paesaggio, contribuirebbe a dare profonda pace interiore e serenità, tanto desiderata da chi vive in città rumorose e congestionate dal traffico.
Molte aree, inoltre, potrebbero essere considerate per la silvicoltura, che, oltre ad abbellire ancora di più il nostro già magnifico territorio, l'arricchirebbe di un'importante risorsa naturale rinnovabile. In entrambi i casi, la mano d'opera richiesta sarebbe limitata e permetterebbe alla scarsa popolazione di trovare un impiego redditizio.

Lo sviluppo agro-pastorale contribuirebbe anche a dare maggiore impulso a un turismo selezionato, apprezzato specialmente da chi ama e rispetta la natura.

POTENZIALI PROGETTI DI SVILUPPO

Lo svuotamento dei nostri centri abitati in seguito all'emigrazione per motivi economici dei nostri compaesani è uno dei nostri principali problemi. Mi riferisco principalmente a San Lorenzo, di cui ho diretta conoscenza, ma sono convinto che il fenomeno sia condiviso da tutti i paesi limitrofi.
I punti e progetti da considerare a livello del territorio sono i seguenti:


1) Miglioramento della viabilità inter-comunale.

Questo primo punto è stato già da me trattato nelle precedenti proposte e discusso in tre incontri avuti a San Lorenzo con la partecipazione dei sindaci della zona nell'estate 2006, quando, tutti i partecipanti, convennero che era necessario preparare, con la massima priorità, i progetti concernenti, il miglioramento della viabilità fra comuni limitrofi e favorire escursioni turistiche. Com'è noto, San Lorenzo non è collegato con Terranova del Pollino e neanche con Alessandria del Carretto, quest'ultima non è collegata con la vicina Terranova del Pollino, ciò avviene anche in altri casi. Questa situazione non solo impedisce a parenti ed amici che vivono in paesi limitrofi di scambiarsi visite, impediscono anche lo sviluppo turistico e commerciale nell'ambito territoriale.
Un'azione congiunta di tutti i paesi consorziati porterà certamente alla soluzione di questo grave problema. Sarà comunque necessario avere i relativi progetti da sottoporre alle autorità competenti. Questo è senz'altro un impegno prioritario del futuro Consorzio.

2) Eseguire un'indagine del territorio per pianificarlo e stabilire progetti prioritari per il suo sviluppo economico e sociale basato sull'attuale realtà

E` ovvio che per adottare soluzioni appropriate a qualsiasi tipo di sviluppo, sia necessaria un'indagine accurata del territorio, mirata a vagliare le varie condizioni naturali e gli aspetti economici, sociali e culturali.
Nel caso specifico del proposto Consorzio fra i sei comuni (Francavilla, Cerchiara, San Lorenzo, Civita, Alessandria del Carretto, Plataci cui io aggiungerei anche Terranova di Pollino, essendo parte integrante dal punto di vista geomorfologico e culturale del nostro territorio, anche se appartiene alla Lucania), le indagini di campo e lo studio di documenti esistenti dovrebbero:

  • accertare l'estensione e la potenzialità delle aree agricole e le condizioni naturali dei vari territori per stabilire le possibili alternative per il loro utilizzo.
  • preparare proposte di progetti per lo sviluppo d'aree selezionate e quantificarne i costi.
  • valutare i benefici derivanti a corto, medio e lungo termine dei programmi raccomandati,
  • quantificare la forza lavorativa esistente nei vari comuni.
  • verificare la disponibilità della gente a partecipare a vari tipi di progetti e programmi,

Com'e' noto, il territorio da consorziare fa parte del Parco Nazionale del Pollino. In conformità di tale realtà si dovrà pensare a un'integrazione fra i centri abitati e l'ambiente. I paesi che fanno parte del Parco dovranno conciliare le esigenze turistiche e naturalistiche del Parco con quelle concernenti lo sviluppo del territorio basati sui programmi socio-economici raccomandati dai risultati dell'indagine territoriale menzionata prima.

3) Censire le terre abbandonate e considerare possibili alternative per il loro utilizzo.

Per quanto riguarda l'abbandono delle terre, sarà necessario considerare soluzioni alternative alla realtà attuale! Se le terre furono abbandonate per scarso rendimento e per mancanza di mano d'opera, si dovrà decidere se sostituire l'agricoltura con la pastorizia, ritornando indietro nel tempo, quando la popolazione era scarsa e il patrimonio agricolo era poco utilizzato. La produzione intensiva di prodotti caseari d'ottima qualità e l'allevamento del bestiame per la produzione di carne scelta, potrebbero essere delle valide e remunerative possibilità per utilizzare l'esteso patrimonio agricolo. Molte aree, inoltre, potrebbero essere considerate per la silvicoltura. In entrambi i casi, la mano d'opera sarebbe limitata.
Laddove le condizioni sono favorevoli si dovrebbero prendere in considerazione aree selezionate, specialmente quelle appartenenti a famiglie con figli ancora interessati a restare nella loro terra, ove, mediante possibili sovvenzioni governative, si potrebbe iniziare la produzione di prodotti organici ricercati dal mercato. Tale programma dovrebbe iniziare con una fase sperimentale per passare poi a progetti pilota, prima di considerare larghe superficie da coltivare. E' impensabile che un tale programma possa essere realizzato senza l'appoggio economico e tecnico delle istituzioni nazionali, a meno che non subentrino capitali da altre fonti. Si è, inoltre, convinti che se un tale progetto ha dimensioni territoriali, potrà trovare il sostegno finanziario e tecnico dalla Regione o dalla Comunità Economica Europea, con il benestare degli organismi istituzionali regionali (se richiesto).

4) Utilizzo delle case, private o pubbliche, abbandonate da anni.

Restando a San Lorenzo, secondo i dati ISTAT, riportati da Vikipedia su Internet, a San Lorenzo vi erano 2403 abitanti nel 1861, mentre nel censimento de 2001 se ne contarono solo 904. L'anno 1911 ha avuto il maggior numero di persone con 2752 abitanti su un territorio di 38 km quadrati, corrispondenti a 72,4 persone per chilometro quadrato. Ora la popolazione di San Lorenzo conta poco più di 812 persone (sempre da quanto riportato da Vikipedia), con una densità di solo ventidue persone per chilometro quadrato! Un gran calo demografico avvenne dal 1961 al 2001. Durante tale periodo gli abitanti passarono da 2061 a solo 904 rispettivamente.

Questa traiettoria negativa, anche se rallentata nell'ultimo decennio, non sembra fermarsi. Il paese, infatti, si spopola sempre più man mano che i vecchi muoiono e i giovani lasciano il paese. Quei pochi che restano non fanno più figli, come una volta!

Negli anni ottanta il paese fu diviso in due dopo la costruzione d'edifici abitativi in Rione Sgrotto. Chi possedeva la casa con i muri lesionati dalla frana, fu trasferito in un nuovo appartamento, in uno degli edifici popolari allineati lungo strade parallele. Come conseguenza di quest'operazione, il suo interessante centro storico, con tutte le sue stradine contorte, i balconcini e le case con piccoli terrazzi, fu, in buona parte abbandonato. Rimangono ancora pochi gruppi di case abitate ove la gente continua a vivere come prima, facendo salotto sulle scale durante i mesi estivi. Mentre quelli che ora abitano negli appartamenti del Rione Sgotto, vivono come quelli delle città: hanno meno opportunità di incontrarsi, parlarsi, dialogare e aiutarsi come prima. Di sera, specialmente, sono tutti in casa a guardare la televisione.

I pochi Sallorenzani che sono rimasti stanno benino. Non è più necessario allevare il maiale, le galline, le pecore e le capre, alcuni sono impiegati in lavori "socialmente utili, " pochi fanno i pendolari lavorando in "marina", la maggior parte riscuote una pensione alla fine del mese, che, anche se non è molta, permette loro di vivere decorosamente! Di artigiani, tranne qualche muratore, non ve ne sono più.
Solo pochi coltivano il loro campicello, se vicino al paese.
Molte terre sono, infatti, abbandonate. Alcune famiglie risiedono ancora in campagna. Anche i pochi anziani lasciati soli dai loro figli, preferiscono restare dove hanno sempre vissuto, per il loro attaccamento alla terra, al senso di libertà e per sentirsi ancora utile. Quelli con salute precaria decidono, loro malgrado, di abbandonare tutto e raggiungere i loro figli in città lontane.

Credo che il problema delle case disabitate interessi tutti i paesi del nostro territorio, e forse anche buona parte dei piccoli paesi collinari e montani dell'Alto Jonio. Per contrasto, i centri abitati costieri stanno subendo un'aggressiva, con la cementificazione delle loro spiagge (vedi Villapiana Lido e Villapiana Scalo), con la costruzione di tante nuove case, che, in molti casi restano per anni non completate (vedi Bivio di Francavilla) e appaiono come ruderi prima di essere finite, con conseguente imbruttendo dell'ambientale.
Credo che sarà necessario valutare e considerare soluzioni alternative per utilizzare le case vuote dell'entroterra e prevenire l'eccesso di costruzioni lungo le coste per prevenire un eccessivo sopra affollamento con conseguente abbandono delle nostre spiagge.

Una soluzione potrebbe essere di incoraggiare parte dei turisti a soggiornare nei nostri piccoli centri, ove possono godersi i monti e il mare. Anche per tale possibile soluzione si richiederà un'azione congiunta e concordata con gli operatori turistici e le autorità competenti. L'idea di trasformare i nostri piccoli centri in paesi alberghi è da qualche tempo auspicata ma finora non si cercato di attuarla. E' da tenere presente che le persone che decidono di passare le vacanze nei nostri piccoli paesi si aspettano di spendere poco, di essere ben collegati col mare e di alloggiare in abitazioni confortevoli.

Anche per un tale programma sarà necessaria un'azione congiunta e concordata fra tutti gli interessati (proprietari delle case, autorità locali, agenzie turistiche, ecc.).
Credo che sia necessario considerare una nuova politica di sviluppo ambientale adottando progetti e programmi di sviluppo per incoraggiare i giovani a restare nei loro paesi. Seguono alcuni suggerimenti a tale scopo.

5) Incoraggiare i nostri emigrati a ritornare periodicamente nel paese natio per le vacanze e per riparare le loro case.

Numerosi nostri emigrati vivono nel nord, in città affollate e contaminate da smog, anche se ancora amano il loro paese d'origine, molti di loro non se la sentono di ritornare per riparare le loro case, abbandonate da anni, non solo per il costo ma anche per il tempo limitato che hanno a loro disposizione durante le vacanze estive. Facilitando loro qualche privilegio, come non far pagare l'ICI per un periodo di tempo, contribuire con un incentivo per chi è in difficoltà economica, o per altra ragione, oppure offrire un soggiorno gratis di una settimana utilizzando strutture pubbliche non utilizzate, alcuni di loro potrebbero decidere di riparare le loro case e ritornare periodicamente contribuendo cosi a fare amare ai loro figli il paese dove sono nati.

6) Promuovere programmi finalizzati a incoraggiare i turisti che affollano le coste a passare parte delle loro vacanze estive nei nostri paesi.

Di concerto con le organizzazioni turistiche, sarà vantaggioso promuovere gite organizzate e soggiorni nei nostri piccoli centri per i turisti che affollano le spiagge del golfo di Sibari. I nostri paesi sono ricchi di una natura incontaminata e offrono la possibilità di gustare cibi genuini, tradizionali, molto apprezzati per il loro sapore antico. Ciò potrebbe essere di beneficio anche per gli hotel e le agenzie turistiche costiere che diversificando il soggiorno dei loro turisti renderebbero più attrattivo e più interessante il loro soggiorno, incoraggiandoli, non solo a ritornare. ma anche a prolungare la loro permanenza fra noi.

Io che ho lavorato per circa cinquanta anni in tanti paesi di quattro continenti (Africa, Sud Est Asiatico ed Estremo Oriente, Europa, America Centrale e Meridionale), posso ben dire che i nostri paesi, e tutto il Pollino Orientale sono localizzati è una delle aree più belle che abbia visto durante il mio lungo peregrinare per il mondo.
Il nostro territorio, più che essere apprezzato dalle persone che vi sono nate e vi vivono da sempre, è ammirato specialmente da chi abita in città rumorose, contaminate, in case/ alveari, in luoghi ove la violenza è spesso presente.

7) Esaminare la possibilità di ospitare gli extra comunitari a vivere nei nostri paesi e contrade

Se vogliamo essere realisti, concorderemo certamente che non è immaginabile che i nostri figli e nipoti emigrati, o nati lontano dai nostri territori, ritornino col proposito di coltivare le terre abbandonate. Dobbiamo, pertanto, già pensare di favorire l'immigrazione su scelte di progetti specifici e personalizzati, da inserire nello schema di sviluppo produttivo che si vorrà adottare. Anche se tale decisione può sembrare prematura, e forse dolorosa per molti, dobbiamo già prepararci progressivamente ad accettare la soluzione di ripopolare le nostre aree con agricoltori extracomunitari, o comunitari di recente acquisizione, offrendo loro i mezzi (incluso le abitazioni) e la protezione legale per lavorare e produrre (alcuni di loro si sono già insediati nel Parco del Pollino come pastori presso masserie).
Soluzione questa che, com'e' noto, fu già adottata alla fine del quattrocento, quando arrivarono i rifugiati albanesi. A loro, infatti, furono assegnati dei territori incolti, o da sviluppare maggiormente, nei quali s'insediarono, costruendoci i loro centri abitati ove mantennero le proprie tradizioni. Poi, s'integrarono con i paesi vicini, anche con matrimoni.
La storia, inoltre, c'insegna che in varie parti del mondo, dalla Russia all'America Latina, ed anche da noi alla fine dell'ultima guerra, le terre incolte furono divise e distribuite a chi voleva e poteva lavorarle.

CONCLUSIONI.

Le sette proposte di progetti sono idee che dovranno essere elaborate con dati ottenuti da indagini e da analisi delle prevalenti condizioni riscontrate durante le varie visite di campo. Sarà necessario formulare un progetto congiunto fra i vari comuni, i quali potrebbero contribuire con i loro tecnici e i loro uffici localizzati nei vari comuni. Un Direttore per la PianificazioneTerritoriale, scelto, possibilmente dalla Regione. Dovrebbe selezionare gli esperti cui affidare le varie responsabilità sotto la sua direzione per eseguire tutte le indagini di campo, preparare e seguire progetti specifici e valutarne i risultati.

 

NOTA: Prossimamente invierò la terza parte che riguarda solo progetti per San Lorenzo

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