LE
ORIGINI DI SAN LORENZO BELLIZZI
Di Francesco Carlomagno
Don
Vincenzo Barone nel suo ultimo libro Calabria acqua viva di terra nostra
(Castrovillari, il Coscile, 2004) sviluppa l'ipotesi sull'origine, di
San Lorenzo Bellizzi formulata in occasione della presentazione del
libro San Lorenzo Bellizzi e ne annota a piè di pagina la data
23.8.2003 (ma 20 Agosto). Le fonti cui fa riferimentoi sono Plutarco,
Sallustro, C.Giordanelli, però lo spunto per tale riflessione
è dato dall'annotazione di Vincenzo Padula in Caloria prima e
dopo l'unità (Bari, Laterza,1977, vol.II, p.381): "San Lorenzo
Bellizzi
archeleogia.(
) Quelle donne che sacrificanoa Spartaco,
ci ricordano le nostre che pregano per i briganti", che rinvia
in nota a Plutarco, Crasso, XI(cit.pag.47).
Spartaco (+ 71 a.C) originario della Tracia arruolato come soldato romano
riuscì a fuggire catturato fu spedito a Capua alla scuola dei
gladiatori. Anche da qui trovò il modo di allontanarsi, e questa
volta tentò, con successo di formare un proprio esercito di schiavi
per combattere contro i Romani, vincendo diverse battaglie. Bellizia,
secondo l'etimologia che dà Don Vincenzo, segna il luogo dell'inizio
della fine terrena dell'eroe, che rimane simbolo del riscatto dei popoli
oppressi. Bellizia : Belli-initia, inizi della guerra; il Canale di
Malamorta sarebbe il nome dato al posto, dove Spartaco sarebbe stato
massacrato e la località Salere ricorderebbe l'aspetto salmastro
dell'acqua descritta da Plutarco " (p.47). La località "Salere"
è al confine "tra Bellizia e Lagofarano" (Limmes Lucandos)
dove secondo Plutarco Crasso ebbe la meglio su Spartaco. Ma non basta.
Sempre con riferimento alla frase di Padula, Don Vincenzo scioglie un
altro rebus. Le donne sacrificavano a Spartaco, perché un eroe,
un guerriero di origine umile, come gli abitanti di Bellizia. Del corpo
di Spartaco non si ebbe mai traccia.Si suppone quindi che sia stato
bruciato. Ma nell'era del Cristianesimo non si poteva tollerare il sacrificio
ad un eroe pagano. C'era un eroe e martire cristiano che aveva subito
più o meno la stessa sorte e degli stessi Romani: San Lorenzo
martire. I monaci bizantini di Palmanocera, seguendo un uso frequente
all'interno del Cristianesimo, intorno all'anno mille avrebbe compiuta
la sostituzione di Spartaco pagano con San Lorenzo martire cristiano
e quindi, anche la modificazione del nome in San Lorenzo Bellizzi. Il
carattere dei Sallorenzani un pò rude e forte e nella sua natura
indipendente può far pensare a un nucleo degli schiavi ribelli
al seguito di Spartaco che siano riusciti a scampare alla morte dopo
l'uccisione del loro capo e, forse, nascosti dagli stessi abitatori
di bellizia per formarne poi un solo gruppo. Il fatto che i Sanlorenzani
abbiano una loro peculiarità rispetto alle popolazioni confinanti
rafforza l'ipotesi. Anche il linguaggio si nota una notevole differenza
col paese vicino Cerchiara. Lorenzo Zaccaro osserva "San Lorenzo,
mia patria, pronunzia bene sole, luna, lupo, lino -Cerchiara che dista
in tre o quattro miglia scambia la l in h aspirata e pronunzia sohe,
huna, hana. hino "Metodologia per lo studio delle linque, Napoli,
Tip. Di Domenico, 1857, pag..79) Da notare che fino agli anni sessanta
da Cerchiara si arriva a san lorenzoper una sconnessa mulattiera e,
quindi, per secoli o meglio per millenni non c'è stata possibilità
di scambio culturale. Questo spiega come quel carattere originario si
sia trasmesso sino ad oggi. Tuttavia, l'ipotesi creativa di don Vincenzo
Barone ora deve essere convalidatadalla ricerca storica, in particolare
pe quanto riguarda la sostituzione del culto e dell'aggiunta di San
Lorenzo a Bellizia. Padula fa un riferimento storico ma nessun cenno
alla trasmissione del culto a Spartaco nel tempo. Negli archivi della
Diocesi, in quelli di napoli e del vaticano si dovrebbe trovare traccia
dell'inizio del culto a San Lorenzo e dell'aggiunta del nome del santo
a Bellizia. Al prolifico scrittore, al carissimo Don Vincenzo con tanta
verve giovanile, auguriamo vita lunga e salute per continuare anche
questa ricerca su San Lorenzo Bellizzi.
Francesco Carlomagno
Incisione
che rappresenta Spartaco, dalla statua di Vincenzo Vela
SPARTACO
A SAN LORENZO BELLIZZI ? (71 a.C.)
Plutarco (46-125 d.C.), dopo più di un secolo, scrisse le ultime
vicende di Spartaco ma non precisò il luogo della morte del gladiatore
ribelle e per le sue indicazioni sommarie ha dato a molti storici e
a noi il motivo di interessarci del fatto, per riempire certi vuoti
di storia patria.
Spartaco era stato arruolato nella Tracia, come soldato ausiliario nell'esercito
romano, ma disertò e, quando venne catturato, fu destinato al
mestiere di gladiatore e mandato all'apposita scuola di Capua. Di là,
egli riuscì a fuggire con una settantina di compagni, in breve
ammassò sotto il suo comando un esercito di 70 mila schiavi e
iniziò la "guerra dei Gladiatori" che mise in pericolo
Roma. Presso il Vesuvio, battè il pretore Claudio e lo stesso
Varino, che come scrisse Sallustio, era arrivato con 60 mila uomini
in soccorso di Claudio, senza averli potuto impegnare in alcun combattimento
contro Spartaco, che continuò a combattere contro i consoli Gallio
Publicola e Caio Lenzuolo sbaragliandoli. Fù quello il momento
buono di cedere alla volontà dei suoi compagni galli e germani
fuggendo verso il nord, dove, presso Modena, batté anche il pretore
Manlio e decise di tornare al Sud, per arrivare in Sicilia e fuggire
nella Tracia, sua patria. Per attuare il loro intento di ritorno al
sud, secondo Sallustio, con la guida di un certo loro prigioniero Picentino
presero la via interna e sarebbero arrivati sul Pollino, dato che, per
la fonte sallustiana, passarono attraverso "Naris Lucanas"
, (nerulum Rotonda?), e, nella località "Anni forum",
ricominciarono a delinquere con saccheggi e stupri, senza che Spartaco
avesse potuto fermarli
Allora, i Romani, sgomenti per i loro successi
e temendo che si fossero diretti a Roma, assegnarono sei legioni al
console Crasso e gli ordinarono di trasferirle nel sud, per bloccarlo.
Intanto, come scrisse ancora Plutarco, Spartaco con i suoi seguaci aveva
già raggiunto il Bruzio e aveva ingaggiati i Cilici per fuggire
in Sicilia e di là salpare nella sua Tracia.
Ma i Cilici intascarono il prezzo di fuga e lo abbandonarono alla mercè
dei Romani, obbligandolo ad accamparsi vicino Reggio e a restare bloccato
da un vallo, che Grasso costruì sul vicino istimo Jonio-Tirreno.
Egli e i suoi compagni, però, secondo Plutarco, in una notte
di grande bufera, evasero dall'accerchiamento e, secondo Giordanelli,
sul precedente esempio di Annibale, si diressero verso Thurii, che nel
1994 a.C. era diventata Copia romana e confine, tra Bruzio e Lucania.
A Thurii, fù inseguito da Grasso ed egli con le sue truppe di
schiavi fuggì al nord, per raggiungere la Campania delle sue
prime imprese di diserzione di Capua.
INTERESSANTI
RITROVAMENTI DI
COCCI DI CERAMICHE E FETTILI
NEI PRESSI DI SAN LORENZO BELLIZZI.

PALMANOCERA
E S. LORENZO BELLIZZI.
I Greci nelle loro espansione commerciale dei sec. VII e VII a.c., dovunque
arrivavano trovavano sempre tra le popolazioni locali tracce del commercio
di materiale fettile e metallico, che con loro avevano praticato i primi
avventurosi navigatori dell'oriente greco ed egeo.
A Marsiglia i Focesi poterono ammirare nella reggia di nannus, un corredo
di coppe rodiese.
A Vix fu scoperto un cratere alto m.1,50 e per la sua pregevole decorazione
con fregi greco-arcaici, nel 1953, per esso fu allestita anche una celebre
mostra.
E nel territorio della cora di Sibari gli Achei, frequentando le popolazioni
italiche, trovavano molti vasi di provenienza Micenea e Rodiese, oltre
a quelli di impasto grezzo di fattura locale.
I reperti archeologici di broglio in Trebisacce, quelli di Macchiabate
e Francavilla Marittima di Prunetta e
Roggiano Gravina, di Torre Mordillo a Spezzano Albanese di Gratto dalle
Ninfe a Cerchiara di Calabria ed altri ancora ne sono una sufficiente
e valida dimostrazione.
Alcuni reperti fittili e litei rinvenuti in località Palmanocera,
presso S. Lorenzo Bellizzi, ci raccontano inoltre come anche la gente
del retroterra Siberite e di appartenenza ai Bruzi e ai Lucani non erano
state ignorate dal commercio greco-orientale.
Una interessante collezione di materiale fittili ad impasto grezzo rd
una scheggia di selce per punta di freccia fotografata su questo luogo,
che è sito nella valle del raganello, all'uscita del profondo
ed orrido spacco delle due timpe di Porace e di Cassano, a dato motivo
di far risalire il suo insediamento umano all'età eneolitica
e di aver già da allora praticato il commercio, perché
la pietra locale è di natura tutta calcarea.
S.Lorenzo Bellizzi si trova ai confini della Calabria con la Basilicata
ed è la porta sud-orientale del Pollino, per la visita del quale
offre anche dei servizi di guida e di volenterosa accoglienza logistica.
Il borgo è sorto nel XVII sec. Per continuare l'eredità
etnica di Bellizia e Palmanocera in una conca di formazione alluvionale
e si raggiunge per Cerchiara a ca. Km 20 dalla Piscina delle Ninfe e
a ca. 5 km dal bivio per il santuario di Santa Maria delle Armi.

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