PERSONE e PERSONAGGI




Costantino FAILLACE
Cittadino Benemerito della Città di Ciampino

Le foto sono state gentilmente autorizzate dal Comune di Ciampino (Roma)
http://www.comune.ciampino.roma.it


Dr. Costantino FAILLACE

"TINO"

Dr Costantino e Katharina FAILLACE

 


Costantino FAILLACE
di
Francesco CARLOMAGNO

Costantino Faillace è nato a San Lorenzo Bellizzi il 9 agosto del 1925, primo di nove fratelli (tre sorelle e sei fratelli), compie gli studi universitari a Bologna laureandosi in Scienze Naturali e quindi la specializzazione in Idrogeologia. Suo padre Ernesto ha una rivendita di "Sale e tabacchi" e nello stesso locale fa il sarto e vende tessuti.
Tutto ciò farebbe pensare a una situazione familiare molto agiata. Non è cosi. Il commercio si svolge prevalentemente ancora sotto forma di baratto. La vita in paese è difficile. La luce elettrica arriva nel 1951, l'acqua e la strada alla fine degli anni Cinquanta. Da Cerchiara a san Lorenzo, per circa dodici km, c'è una disagiata strada mulattiera. Ernesto lavora lavora sempre. A pranzo va di corsa, tutto fa di corsa. Il tempo è sempre avaro con lui. Non sa cosa voglia dire riposo. I figli debbono mangiare anche nei giorni festivi. Costantino mi racconta che soltanto una volta, ormai in età avanzata, riescono a trattenerlo fuori dal paese per una visita specialistica all'udito. Prova l'apparecchio e dopo un pò esclama: "U' rumurr!". Lo restituisce e non c'è nulla da fare. E' quella l'unica occasione a farlo stare lontano da San Lorenzo per tre giorni. E' stata la vacanza di una vita. In questo contesto cresce Costantino. Solo una forte volontà, accompagnata dalla consapevolezza di non mollare, gli fa portare a termini i suoi studi. Poi una carriera brillante che lo porta in tutti quattro i Continenti come consulente idrogeologo. Queste le tappe principali della sua carriera: dal 1953 al 1958 lavora in Italia per progetti minerari e di ricerca dell'acqua. Nel 1959 va in Somalia dove vi resta per sette anni in qualità di responsabile del progetto sulla ricerca dell'acqua, ma in Africa vi rimane per 18 anni (Somalia , Uganda, Kenia, Liberia). Nel 1960 sposa a Nairobi Katherina Shneider da cui avrà tre figli. Poi va in America Centrale e in America del Sud per circa 9 anni e principalmente in Costa Rica e Bolivia: Per diversi anni è nell'Asia Centrale (India Nepal, Corea del Sud).
Egli lavorava quasi sempre per organismi internazionali quali IFAD (Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo), OPS (Servizio di progetto di funzionamento delle Nazioni Unite), FAO (Organizzazione per l'alimentazione e l'agrioltura) e la GTZ (Agenzia Tedesca per la cooperazione tecnica) I suoi lavori scentifici sono stati pubblicati in inglese, spagnolo e italiano. La conoscenza di cinque linque lo favorisce nella carriera e gli permette di entrare nella cultura di diversi popoli. Dopo tanti anni di lavoro, arrivato alla pensione non si è messo a riposo. La sua bella casa romana non gli da la serenità anzi lo rende pensoso. Chi ha vissuto per tanti anni in mezzo ai poveri non può fare sonni tranquilli in una casa seppure comoda e piacevole. Costantino Faillace nato in un paese dove la vita era essenziale, creesciuto in una famiglia dove il pane doveva essere spezzato tra nove fratelli è vissuto tra popoli poveri con una coscenza da sempre sensibile alle istanze sociali non si identifica con lo status di pensionato. Ecco allora la scelta per le tribù indiane. "Dal 1990, Tino, un pensionato idrogeologo internazionale, e sua moglie stanno conducendo la crociata contro la scarsa dispononibilità e sicurezza dell'acqua potabile per i <<più poveri dei poveri>> in Poona e Thane, distretti dello Stato di Maharashtra (India), usando i loro fondi privati.
Ogni anno lasciano la loro casa di lusso vicino a Roma e passono tre o quattro mesi dell'anno (attualmente sei mesi all'anno) in zone tribali di quei distretti, spesso lavorando 12-13 ore al giorno" (S.D. Limaye, Costantino faillace: Phlantropic Hydrogeologist in "Hidrogeology Journal" 1998, 6:323-324). Già circa 200 villaggi hanno beneficiato dell'acqua potabile. Non solo. Per rendere la loro azione duratura l'attenzione è rivolta verso gli abitanti dei villaggi tribali affinchè imparino a gestire personalmente i pozzi. Sua moglie è impegnata particolarmente nell'assistenza dei bambini poveri in età scolare, sottraendoli così alla strada e allo sfruttamento di ogni genere. Costantino racconta in una lettera:
<<Per tali bambini si aprirà la prospettiva di essere curati. educati ed aiutati a costruire un futuro migliore nel rispetto dei riscattati diritti umani.
L'idea che davvero dovevo fare qualcosa per questi ragazzi s'impose con forza nella mia mente inseguito alla morte di un mendicante che avrei potuto aiutare ma non l'ho fatto... Una notte mi svegliai di soprassalto e, con mente lucidissima, mi resi finalmente conto che il vecchio, in tutti quei giorni, aveva cercato di trasmettermi un messaggio. Voleva chiamare la mia attenzione, implorava aiuto e l'unico modo per farlo era di mettersi in mezzo alla strada impedendo il mio passaggio. Voleva che io mi fermassi, l'aiutassi, facessi qualcosa per lui! Appena mi resi consapevole di ciò, di prima mattina mi recai dal sindaco della città per pregarlo di autorizzare il piccolo ospedale ad accogliere il vecchio; se era necessario, avrei pagato le spese del ricovero. Mi rispose "mi dispiace, è troppo tardi, è morto questa notte verso le due e stanno ora cremandolo" (la sua morte coincideva col mio improvviso risveglio)>>.
Costantino è chiamato familiarmente "Tino" dagli abitanti dei villaggi, dai lavoratori sociali, dai funzionari del governo, dagli amici. E amico è colui che non delude, che non vuole deludere mai e afferma la propia esistenza per l'altro. La scelta di Tino è l'Altro. Nell'incontro con l'Altro egli trova la pace interiore, la serenità. La parola base della comunicazione è Io-Tu, dice Martin Buber. Questa parola base mi fonda come persona nella reciprocità col Tu. E' attraverso l'Altro che io mi rivedo a me stesso, che la mia esistenza trova conferma. E il Tu dell'Altro si arricchisce, si trasforma, cresce in rapporto all'autenticità della mia comunicazione.
Il rapporto Io-Tu è l'epifania dei due soggetti nell'incontro, è il cammino reciproco verso la pienezza dell'essere. E questo cammino è ancora più vero in quanto avviene nella cultura dell'altro, perché Costantino e sua moglie Kathe l'hanno studiata e assimilata. Si ricorda a proposito il loro contributo sullo yoga: Lo yoga come educazione universale per la crescita personale e per la promozione della pace, in "Somatic magazine", primavera-estate, n.4,vol.XI, Novato (California), 1998.
L'andare umile e dimesso ma deciso di Tino facilita l'incontro e si pone verso il Tu con una apertura radicale che stabilisce con immediatezza la parità dei due oggetti nella disponibilità del dare e del ricevere. Tutto ciò dona freschezza e giovialità a quest'uomo ormai maturo, se così si può dire di uomo in cammino. Il paese nativo ha deciso di rendergli onore per i suoi meriti scentifici e umanitari, per i suoi ritorni. Costantino spesso è tornato al suo luogo di origine, però da qualche anno la sua presenza è un'appuntamento atteso. E quel "legame con un passato un pò sbiadito nel tempo" ha ritrovato i suoi colori vivi di una volta di una terra calda e pietrosa.

Francesco CARLOMAGNO

La produzione scentifica di Costantino Faillace consta di circa ottanta lavori, ma qui ci limitiamo a segnalare solo quella in ligua italiana. Non si può tuttavia non menzionare la sua monografia in otto volumi del 1986: La qualità dell'acqua in Somalia, pubblicata in inglese dall'Agenzia tedesca per la cooperazione tecnica.


  1. Nuove notizie sul Calabriano dei dintorni di Castrovillari (Cosenza) in "Annali del museo geologico di Bologna", SerieII, vol.XXV. Bologna, 1953.
  2. La trasgrassione del Pliocene Speriore nella zona di Piazza Armerina, Boll del servizio geologico d'Italia", Roma, 1957
  3. Cooperazione Internazionale nell'attuazione di un programma organico di ricerche idriche in Somalia in La cooperazione intenazionale in Africa, Atti del covegno di studi tenuto a Mogadiscio dal 14 al 16 gennaio 1960;
  4. Stato delle attuali conoscenze sulla geoidrologia della Somalia in "Rivista di agricoltura subtropicale e tropicale" a. LVI, 4-5, Firenze, 1960;
  5. Linee programmatiche per la volarizzazione delle riserve idriche in Somalia (sclusa la Regione del Nord), Mogadiscio. 1963
  6. Le risorse idriche dei comprensori agricoli di Agfoi e di Genale (Somalia) in "Rivista di agricoltura subtropicale e tropicale", a.LVIII, Firenze 1964
  7. Progetto per lo studio di corsi d'acqua temporanei da sbarrare con dighe in terra e in calcestruzzo, Mogadiscio, 1965;
  8. Bilancio idregeologico e pianificazione coordinata di una Regione, Atti della Ima Conferenza Internazionale sulle acque sotterranee, Palermo, 1973;
  9. Capacità specifica e calcolo delle riserve idriche Bacini sotterranei, "Boll.del servizio geologico d'Italia", vol.XCIV, fsc. I, Roma, 1973;
  10. G.Armone - C.Faillace, Bibliografia idregeologica italiana (1930 - 1973): acque sotterranee in "Boll. del servizio geologico d'Italia", 1975


lI Dr. Faillace riceve un riconoscimento ufficiale alla fine della presentazione del suo lavoro scientifico.
Hyderabad (India) 09Gennaio 2009

Esempi di Pittura Tribale "Warli"









Raffaele FAILLACE

06/06/2005 - (ANSA) CATANZARO

SANITA': FAILLACE DIRETTORE GENERALE IN CALABRIA

E' nativo di San Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza, Raffaele Faillace, 61 anni, da oggi direttore generale all' assessorato alla Sanità. Faillace risiede a Firenze, nel borgo Sanfrediano, e nel capoluogo toscano ha conseguito la laurea in Scienze politiche.
Dal '94 ad oggi, Faillace ha svolto varie attività, tra cui quella di commissario straordinario nella costituenda azienda Usl 2 di Lucca, di cui poi e' stato direttore generale. Successivamente ha esercitato le funzioni di commissario liquidatore delle ex Usl 4, 5 e 6; direttore generale dell' Azienda Usl 5 di Pisa e commissario liquidatore delle Usl 12, 15 e 16.
Come ultimo incarico e' direttore di progetto e consulente del Centro polifunzionale riabilitativo Auxilium Vitae Spa a Volterra. Assai corposo il curriculum di Faillace, il quale nel periodo antecedente al 1994 ha fra l' altro contribuito alla elaborazione della politica socio-sanitaria in Toscana, con attività direzionali nel settore dell' igiene e della sicurezza del lavoro e poi, per circa dieci anni, dirigente del servizio regionale ''Prevenzione, Igiene e sicurezza del lavoro''.
Professore a contratto alla scuola di specializzazione in Medicina del lavoro della Università di Firenze, nel 1989 Faillace ha contribuito all' elaborazione del secondo Piano sanitario regionale ed ha un ricco elenco di pubblicazioni, riguardanti per lo più il settore in Toscana.
Nel curriculum di Faillace, spicca il risanamento finanziario dell' Azienda 2 di Lucca, dove si e' passato dalla più alta spesa pro capite della Toscana al pareggio del bilancio alla fine del 1998. In questo stesso contesto, il tasso di ospedalizzazione, dal 223 per mille del 1995, il più alto della Toscana, alla fine del 1998 si e' attestato a 174 per mille.
Dal 2000 al 2004, un identico risanamento finanziario Faillace ha ottenuto all' Usl 5 di Pisa (320 mila abitanti), con una forte politica di investimenti nel campo delle tecnologie sanitarie.





Vincenzo MAZZEI

Nato a San Lorenzo Bellizzi il 12 marzo 1929, attualmente vive a Grosseto.
Insegnante elementare, a 19 anni entra in ruolo. In seguito si laurea in pedagogia (tesi di laurea in filosofia teoretica: Marsilio Ficino secondo padre della platonica filosofia, relatore Felice Alderisio) e in materie letterarie all'Università di Salerno. Quindi insegnante di lettere negli istituti medi superiori.
Ha collaborato a diversi giornali e riviste. Appassionato di Dante fin da ragazzo, nel 1987 pubblica Dante e i suoi amici nella Divina Commedia per i tipi dell'Editrice Nuovi Autori di Milano.
Nello stesso anno vince il Premio "Dante" della "Dante Alighieri" di Ferrara per il suo studio sul IV canto del Purgatorio; nel 1965 aveva scritto Dante "exul inmeritus" ("Nuova rassegna", Cosenza, a. II. fasc. 5-7, pp. 2-4).
È del 1975 il saggio: San Bernardino da Siena e l'Umanesimo, Cosenza, MIT Editore.
Nel 1968 esce una silloge di poesie presso Pellegrini Editore di Cosenza dal tito-lo Flosculi.
Si ricordano, inoltre, i due racconti: L'addio ("Minerva magistrale", Cosenza, a. I, n. 4-5, 1950), Rosalba ("Casa nostra", Busto Arsizio, a. II, n. 3, 1963) e la Prefazione a: CARMELA GRASSI CAPALBI, Zibaldone, Cosenza, MIT Editore, 1977

Poesie





Giuseppe PITTELLI
(Tratto da San Lorenzo Bellizzi, L. Larocca, A. Rugiano, a cura di Francesco Carlomagno, Edizioni Nuova Grafica Fiorentina, Firenze)

N ato a San Lorenzo Bellizzi il 21/02/1922, medico, ha esercitato la sua attività a Saracena, dove è morto il 12/10/ 1999.
Saracena non è distante da San Lorenzo, tuttavia, raramente e per poche ore è tornato al suo paese, dove pure per qualche anno, all'inizio, aveva svolto la professione.
Per le Edizioni del Leone di Venezia ha pubblicato le raccolte di poesie: Il ricco, 1988; I rossi oleandri di Sibari, 1989; Alla morte chiamano Cristo, 1992; I figli non muoiono mai, 1993.
Presso Rebellato Editore in Padova: Aforismi (prosa) , 1971; L'ultimo Sud, 1971.
Per la Procellaria di Reggio Calabria: Momenti lirici, 1959 (II ed.). È arrivata primavera, 1965, presso Intelizano di Parma.
Inoltre, in prosa i seguenti lavori: Aforismi pensieri racconti, Roma, Ed. Stampa d'oggi, 1955; presso lo stesso Editore: Povera mamma mia, 1955; La cancrena del Mezzogiorno italiano, 1956. Don Raffaele Saltafossa, Castrovillari, Il Cungolo, 1957; L'attimo; I cafoni aspettano il crai; Grazie, Signore (di questi tre ultimi scritti non ho avuto visione diretta).
"E io, che nacqui in una famiglia non ricca, non mi vergogno di scrivere che anch'io, sì, anch'io non conobbi che sacrifici e privazioni. Chi può dimenticare, per esempio, le cadute da cavallo -per fortuna non gravi -, nelle notti scure e piovose, quando il mulo inciampava in quei sentieri ripidi e larghi appena un palmo: dovevo restare inchiodato, per due ore, su un basto, tutto infreddolito dal gelo notturno, per prendere il postale, alle quattro, a Cerchiara, e di lì raggiungere la sede di studio. Eppure, in questo paese [San Lorenzo Bellizzi], dopo la laurea in medicina, in brevissimo tempo, scrissi:
Aforismi Pensieri Racconti; …povera mamma mia! , romanzo; Don Raffaele Saltafossa, atto unico; I cafoni aspettano il crai, racconti; L' Attimo, manifesto artistico; Leggi questo libro e cammina, saggi; La cancrena del Mezzogiorno italiano, dramma; La colombella, dramma; Signore , siamo sotto questo cielo, racconti; eccetto i due ultimi, tutti gli altri lavori sono stati pubblicati (Da Premessa dell'autore a Momenti lirici, 1957)".




Giuseppe CHIDICHIMO
Biografia del prof. Giuseppe Chidichimo


Nasce a san Lorenzo Bellizzi (CS) nel 1948 da Teresa e Francesco
Sono gli anni difficili del dopo guerra, dove stentava ad arrivare l'onda positiva della ripresa economica che toccava invece le regioni più forti del nord d'Italia. La sua famiglia, che in pochi anni si arricchisce di altri tre membri: una sorella (Rosetta) e due fratelli (salvatore e Tonino) è costretta a subire la partenza del papà che deve, come tanti altri, intraprendere la difficile strada dell'emigrazione: Germania, Svizzera e a Milano.
Giuseppino, Pinuccio per tutti, emigra anche lui sebbene in terre vicine, nel lato della timpa di Cassano opposto a quello che lui ha imparato ad osservare con ammirata attenzione dalle finestre della casetta di via Monte Oliveto. La zia Lucia, sorella di sua madre, lo prende con se per alleviare la solitudine a Castrovillari. Pinuccio e triste di lasciare sua sorella, sua madre e i suoi fratelli che solo di tanto in tanto torna a trovare per periodi sempre troppo brevi, durante i quali è felice di ricalarsi agli odori, nei sapri, nell'atmosfera per lui magica e tenera della sua vera casa.
Non protesta però: la zia gli è molto cara, e d'altra parte sono cominciati gli anni di scuola. Si ritrova con l'aspirazione di divenire almeno un buon operaio specializzato e forse un tecnico. E decide così di frequentare dopo le elementari la scuola di avviamento professionale. Suo padre gli ha sempre detto in quei rari momenti d'incontro nei quali s'interrompevano contemporaneamente le loro migrazioni, che la sua vita di lavoratore sarebbe stata certamente più facile se avesse potuto esibire una qualifica di lavoratore specializzato! Erano anni tranquilli se non proprio lieti, i libri venivano raramente toccati da Pinuccio che trovava grande appagamento nelle ore passate nell'officina meccanica o nella falegnameria della scuola di Avviamento Professionale di Castrovillari, e nelle scorribande campagnole con tanti giovani amici. Al terzo anno di questa facile vita scolastica gli venne però una certa paura degli esami che comunque riguardavano tanti argomenti da lui soltanto orecchiati durante le sonnacchiose ore di lezione in classe. Fece allora una clamorosa scoperta: studiare era facile anzi appagante rispetto alla sua fortissima curiosità e un interesse per lo studio che non lo ha mai più lasciato. E così si trasferisce alla scuola di Avviamento all'Istituto tecnico, preparandosi da solo tutti gli esami integrativi. E qui incontrò. Siamo nel 1962, il prof. Maturi, un farmacista di cassano che insegnava Scienze, a cui però piaceva tanto la chimica. La chimica è la materia dominante Tuonava sovente l'entusiasta insegnante, enunciando le mirabilie di progresso che tale scienza poteva portare all'umanità.
Pinuccio gli prestò fede, e vinta, a 16 anni una borsa di studio triennale dell'Accademia Nazionale dei Licei, quale miglior studente del suo istituto, emigrò un pò più lontano. Per tre anni si tuffò con spavaldo entusiasmo nei fumigasi laboratori dell'Istituto Chimico "Donegani" di Crotone.
Di ritorno a casa (quella vera a San Lorenzo Bellizzi) si divertiva a spiegare ai fratelli più giovani il modo come avrebbe potuto analizzare i piccoli poderi paterni per farvi crescere splendide vigne (uno dei sogni del padre Ciccio pienamente condiviso dal figlio!) In Crotone ebbe grandi soddisfazioni, venne premiato per tre anni di seguito con la medaglia d'oro del Rotare Club, come migliore studente dell'istituto. Siamo nel 1967, che fare ? si chiedeva adesso il giovane Pino, che rifiutava ormai alquanto sdegnato l'appellativo di pinucci, sebbene i più intimi continuavano a chiamarlo in tal modo, quasi volessero tenerlo bloccato in quella fanciullezza che ormai era persa per sempre.
Dall'incertezza del suo prossimo avvenire lo salvò il Prof. Michele Intrieri, preside dell'Istituto "Donegani". Pino era andato a salutarlo, prima di andarsene in vacanza: ormai diplomato "Perito Chimico". L'imponente prof. Intrieri, mostrandogli un bando di concorso gli disse: guarda qui proprio oggi mi è giunto questo avviso della Scuola Normale di Pisa. E' un prestigioso Istituto Universitario, fondato da Napoleone Bonaparte: è il posto dove hanno studiato Pascoli, Carducci e tanti insigni scienziati italiani. Per entrarvi occorre superare un concorso molto duro, ma tu ce la puoi fare. Il mese che mancava al concorso passò molto rapidamente, mentre Pino agognava silenzioso quel posto dove avrebbe finalmente imparato le cose che nessuno ancora aveva saputo spiegargli ed avrebbe potuto scoprire finalmente quei segreti che nessuno dei libri che aveva letto gli avevano saputo svelare. Per la chimica cerano solo tre posti e fu colto dallo sconforto, quando in sede di concorso, scoprì che vi erano circa trecento candidati arrivati da tutte le parti d'Italia. Contro le sue stesse aspettative vinse il concorso. E finalmente si sentì nel posto giusto. Quella curiosità scientifica che tanti anni di studi tecnici avevano in parte mortificato trovava ora il terreno fertile per uno sviluppo pieno: Quelli che seguirono furono cinque anni splendidi della sua vita. Gli sembrava di avere risorse fisiche e mentali inesauribili, per lo studio, per lo sport, per una vita vissuta all'insegna di una grande voglia di crescere per cambiare il mondo. Erano gli anni della contestazione e Pino, che per la verità era piuttosto crudo in formazione politica, fu anche lui preso dall'entusiasmo giovanile di impegnarsi per cambiare quelle cose della vita che non gli erano piaciute. Non più padri costretti a lasciare i propri figli. Non più madri tristi nei lunghi inverni trascorsi senza l'amore dei loro uomini sperduti nelle città del nord lontano.
Anche lui si convinse, per un certo periodo, che la società più giusta dovesse essere quella di Mao o quella di Lenin. Ma nel frattempo successe un altro fatto fondamentale della sua vita incontrò Pina, una ragazza piena di tenerezza e di buon senso che lo aiutò a tenersi fuori dai guai nei quali tanti giovani sessantottini finirono per cacciarsi. Ben presto rimase a Pino, di quella enfasi rivoluzionaria, il ricordo di alcune giornate estive assolate passate ad aiutare nella mietitura o altri lavori i contadini delle terre del suo paese : Caro ricordo dell'affetto genuino ricevuto da quelle persone mai dimenticate, dell'autentico tesoro di quei momenti di profonda amicizia assaporata nel bere insieme il vino fresco nel sole calante della sera.
Allo scadere dei cinque anni ottenne con il massimo dei voti la laurea in chimica ed il diploma in Chimica della Scuola Normale Superiore che lo aveva ospitato per tutta la durata degli studi. Subito dopo la laurea (siamo nel 1972) vinse il concorso per un posto di perfezionamento presso la Scuola Normale, per continuare le ricerche in chimica teorica, cominciate nel corso della tesi di laurea sotto la guida del prof. Paolo Arrighini. La borsa di studio di Perfezionamento della Scuola Normale era l'unico dottorato di ricerca esistente a quei tempi in Italia. Pino comincio la scuola di perfezionamento, sotto la guida dello stesso maestro che lo aveva condotto alla laurea, ma non la finì. Nel frattempo aveva incontrato un'altra persona che ebbe una importanza fondamentale nella sua vita: il Prof. Pietro Bucci. Pino se lo vide davanti un giorno, all'università di Pisa: era venuto per rivolgergli un invito. Bucci che era stato anche lui allievo della scuola Normale e successivamente libero docente a Pisa, e che era ora ordinario di Chimica Fisica presso l'Università di Napoli, e membro del Comitato Ordinatore incaricato di realizzare l'Università della Calabria, venne a cercarlo per proporgli di tornare in Calabria a costruire il nascente Ateneo calabrese. Seppe poi che il suo nome gli era stato fatto da un comune maestro Pisano: il Prof. Oriano Solvetti. Bucci gli infiammò il cuore di una speranza nuova. Gli disse con semplicità e schiettezza che era compito dei giovani studiosi calabresi lavorare nella loro terra per riscattarla dall'atavico sottosviluppo per farla fiorire a destini migliori: occorreva che essi venissero a dare il meglio di se stessi nella realizzazione di un'opera ricca di grandi prospettive e significati sociali. Era un invito che Pino non poté rifiutare.
Le condizioni di lavoro iniziali in Calabria furono molto dure e difficili: non esistevano laboratori. Il Dipartimento di Chimica era solo un appartamento di qualche stanza. Qualche volta Pino divenuto Assistente universitario di ruolo, si lasciava cogliere da momenti, seppur brevi, di scoramento e si vedeva condannato ad una vita scientifica povera e senza gli stimoli di una ricerca moderna e competitiva. Bucci, direttore del Dipartimento, lo incoraggiava a perseverare e si dava da fare con inesauribile energia per recuperare le risorse finanziarie per l'acquisizione di attrezzature moderne da istallare nei primi laboratori che intanto venivano pian piano costruiti in quell'embrione dell'Università della Calabria ancora denominato edificio polifunzionale.
Dopo aver messo in funzione il più moderno spettrometro di risonanze magnetiche, allora esistente, ma quella macchina formidabile non sembrava suscitare che un certo interesse solo nell'ambito strettamente universitario dei chimici ai quali serviva per la identificazione dei prodotto di sintesi.
Nel 1979 decise che doveva innestare stimoli nuovi nella sua vita di ricercatore e si congedò temporaneamente dall'Università della Calabria, per passare un periodo di quasi due anni presso la Kent State University (Ohio - USA) Questo periodo trascorso presso il Liquid Crystal Institute in America, fu incredibilmente stimolante e proficuò per tutta la sua futura vita scientifica. Incontrò dei grandi maestri in un campo di ricerca che riguardava uno dei materiali più interessanti per le tecnologie avanzate nel campo dei display: i cristalli liquidi: Basta menzionare fra tutti i Prof. Alfred Saupe e Bill Doane Negli anni trascorsi a Kent riuscì a risolvere diversi problemi scientifici molto interessanti e decisamente complessi, imponendosi all'attenzione dei più importanti studiosi esistenti a quei tempi nel campo dei cristalli liquidi. La stima che nericevette fu tale per cui gli fu proposto di rimanere permanentemente presso la liquid Crystal Istitute, per derigervi il laboratorio di risonanze magnetiche. Ma Pino terminato il periodo di visting professor volle tornare in Calabria: Pensava di dover riportare presso la sua università, e più in generale in Italia, tutte le cose nuove che nel frattempo aveva sviluppato e maturato.
Il suo gruppo di ricerca sviluppò nel 1984, il primo materiale per la costruzione di finestre intelligenti in grado di essere otticamente modulate dalla trasparenza all'opacità, per applicazione di un semplice impulso elettrico (primi materiali PDLC) Tali materiali, che vennero applicati in tutto il mondo, erano una combinazione di materiali plastici e cristalli liquidi: Il suo gruppo di ricerca fu da quel momento coinvolto in processi di sviluppo industriale di importante aziende nazionali come la FIAT e la SNIA. Arrivano cospicui fondi, sempre usati per lo sviluppo delle ricerche e non mai per l'accrescimento del patrimonio personale. Nel 1985, a soli 36 anni vinceva il concorso a cattedra di professore Ordinario di Chimica Fisica. L'anno dopo assumeva la direzione del dipartimento di chimica dell'Università della Calabria per mantenerla fino al 1996. negli anni che vanno dal 1985 al 1993, la reputazione scientifica del gruppo di ricerca da lui diretto era ormai ben consolidata in tutto il mondo scientifico internazionale e presso il suo laboratorio si alternarono molti ricercatori stranieri con inclusione di visiting professor Russi, Cinesi, Polacchi, Statunitensi. Nel 1993 il caro Pof. Bucci l'inesauribile pioniere scientifico , l'appassionato maestro, l'uomo che aveva più di tutti messo la sua intelligenza al servizio della crescita ed affermazione dell'Università della Calabria, venne a mancare. Pino nella tristezza di quell'addio, giurò che lo spirito che aveva animato quel suo grande ed insostituibile maestro doveva continuare a vivere nei suoi allievi, nelle persone che gli erano state vicine. Prende su di sé l'onere di dirigere il TEBAID, un consorzio delle Università calabresi, fondato da Bucci per promuovere tecnologie biomediche innovative sul territorio .
Alla guida di questo consorzio, insediato presso il Dipartimento di Chimica, promuove nuove ricerche per studiare gli effetti indotti sulle cellule umane dalle microonde, radiazioni non ionizzate sempre più utilizzate in applicazioni pratiche (forni, cellulari, comunicazioni radar, etc.) Su questo argomento di ricerca promuove la nascita di un nuovo gruppo di ricerca, anche collaborando con prestigiose Università straniere, come la Università Labacevsky di Gorky (federazione Russa) I risultati di queste ricerche rappresentano oggi delle pietr miliari della conoscenza dei meccanismi di azione di queste radiazioni sui sistemi biologici. In particolare sono state messe in luce gli effetti prodotti a bassissima potenza su cellule umane sane e tumorali. Un risultato importante di questi studi è stata la dimostrazione che le microonde possono reprimere in modo selettivo la crescita di cellule tumorali umane.
Il consorzio TEBAID sotto la guida di Chidichimo sviluppa un'originale apparecchiatura biomedica, il Body Scannino che utilizza i punti dell'ago puntura siti sui lobi auricolari per verificare lo stato di salute degli organi interni del corpo umano.
Nel corso del decennio 1990 / 1999 Chidichimo, oltre a dirigere il Dipartimento di Chimica presiede la sezione calabrese della Società Chimica Italiana, e assolve l'incarico di delegato del rettore Giuseppe Frega per il settore dell'edilizia dell'Università della Calabria che, in quegli anni, ha una vorticosa espansione. Dà inoltre un apporto alla didattica della chimica presso la Facoltà di farmacia dell'Università della Calabria.
Nel 1996 lascia la direzione del Dipartimento di Chimica dell'Università perché è chiamato a presiedere il parco Scientifico e tecnologico della Calabria (Calpark), che versava in grave crisi gestionale e finanziaria. Nei 4 anni che seguirono sotto la sua guida, il Parco riassestò le sue finanze ed ottenne i finanziamenti per lo sviluppo di un progetto che doveva servire a consolidarne il ruolo istituzionale di trasferitore di tecnologie al territorio e di promotore dello sviluppo industriale della Regione.
Nel 1997 impegnato a condurre un progetto di collaborazione scientifica e didattica con l'Università di Gorky, ricevette per meriti scientifici la laurea Honoris Causa in Fisica da quella Università: Purtroppo non potè continuare l'opera di consolidamento del Parco Scientifico, perché allo scadere del suo primo mandato di presidente, il Consorzio, esposto ai venti mutevoli della politica, pur considerando la positività del suo operato, non lo riconfermò alla presidenza del Parco. Al progetto in corso di realizzazione del Parco Scientifico fu levato l'apporto determinante della persona che lo aveva cordinato nella fase di elaborazione e concordato con tutti i soci del Consorzio.
L'esperienza prematuramente conclusa, fu comunque arricchente per il prof. Chidichimo che fece tesoro dei concetti di innovazione e tecnologica e di trasferimento tecnologico , approfonditi durante il periodo trascorso alla direzione del parco. Tornato con maggior lena e maggiore disponibilità di tempo a dirigere il suo gruppo di ricerca, determinava l'avvio di nuove ed interessanti linee di ricerca in collaborazione con aziende regionali bisognose di innovazione scientifiche e tecnologiche. Vengono anche ultimati in ambito TEBAID gli studi per la costruzione di un nuovo tipo di mammografo. Che viene brevettato. I risultati di di questo nuovo fervore scientifico sono molteplici . Il Ministero delle Attività Produttive (MAP) negli ultimi anni ha approvato tre progetti PIA di innovazione tecnologica promossi dal Prof Chidichimo in favore di aziende calabresi quali la VETROMED (vibo Valenzia) e la ALFANO FILATI (Castrovillari). Anche il Ministero per la ricerca Scientifica (MIUR) ha approvato due interessanti progetti di ricerca tecnologica da lui presentati e cordinati: uno riguarda nuovi processi per lo sfruttamento della ginestra (collaborazione con il Centro Ricerche FIAT) e l'altra la costruzione di un prototipo di fari antiabbaglianti per autovetture per mezzo delle tecnologie a cristalli liquidi (collaborazione) con la EDP di Rende) Il progetto concernente lo sfruttamento della ginestra, apportato all'applicazione di nuovi brevetti per la produzione della fibra tessile e per la estrazione delle acque aromatiche dai fiori della pianta. I risultati sono pronti per essere trasferiti sul piano industriale. Alle ricerche sulla ginestra hanno collaborato ben 10 gruppi universitari e circa 40 ricercatori. La laboriosità nel settore della ricerca è rimasta sempre saldamente legata ad una genuina passione per l'insegnamento e la didattica.
Dal 1998 al 2003nil Prof. Chidichimo è stato presidente del corso di laurea in Chimica, assumendo questa responsabilità in un periodo di cambiamento radicale dell'Università Italiana (istituzione della laurea breve) Siamo ormai giunti alla contemporaneità. Il trentennio di attività scientifica sopra delineati per grandi linee non ha per niente esaurito l'impegno per nuove avventure scientifiche che Chidichimo ha ereditato da quanti gli sono stati maestri. Negli ultimi tre anni sono giunti nuovi interessanti risultati nel campo delle ricerche sull'elettrocromismo. Il gruppo di rirca da lui diretto ha suscitato l'attenzione di grandi imprese industriali per alcuni brevetti riguardanti la scoperta di film plastici di cui assorbimento dell'energia solare può essere modulato da segnali elettrici di basso voltaggio. Questa scoperta apre la strada per la costruzione a costi bassi di finestre intelligenti che potranno cambiare a comando il loro colore per schermare in modo più o meno intenso la luce del sole. Sta adesso per cominciare una nuova tappa impegnativa di ricerca per la realizzazione di nuovi materiali fotovoltaici, per la captazione dell'energia solare, in collaborazione con la Università di Cambridge (UK).

All'età di 59 anni il Prof. Chidichimo, nel gettare uno sguardo retrospettivo a tutti gli anni trascorsi con rapidità straordinaria e consumati nella tensione di dare il meglio di se stessi per tenere fede a quel patto concluso con il suo grande maestro Pietro Bucci, sente senza ombra di dubbio che la sua vita ha avuto ed ha un senso speciale proprio per averla potuto spenderla, e può ancora spenderla per quello che rimane , in favore dei giovani di questa terra dove sente di affondare le sue radici come in una linfa essenziale e vitale. Sente anche tantissima gratitudine per tutti quelli che lo hanno sostenuto ed aiutato: sua moglie, i suoi figli, la sua vecchia zia Lucia, sua madre, suo padre, i suoi fratelli, sua sorella e i suoi allievi, il suo maestro Pietro Bucci, e tanti amici che ha incontrato in questa avventura straordinaria che ritiene essere stata la sua vita.

  • Ha pubblicato più di 150 lavori su riviste scientifiche internazionali;
  • Ha messo a punto più di 20 brevetti internazionali;
  • Ha seguito più di 50 tesi di laurea:
  • Ha guidato nella carriera universitaria ben 7 allievi diventati a loro volta professori ricercatori all'università della Calabria:
  • Dirige al momento tre diversi gruppi di ricerca che comprendono più di 20 collaboratori (ricercatori, professori, assegnasti di ricerca, dottorandi, contrattisti , tecnici)
  • Ha collaborato con almeno 30 scienziati di Università Italiane, Americane, Russe, Polacche;
  • Ha coordinato una decina di progetti di trasferimento tenologico sia in ambito nazionale che internazionale.

EDUCAZIONE
· 1972 Laurea in Chimica- Università di Pisa.
· 1972 Diploma in Chimica-Scuola Normale Superiore-Pisa
· 1972-73 Borsista alla Scuola Normale Superiore (Pisa).
· 1973-79 Assistente di Chimica-fisica all'Univ. della Calabria.
· 1980-81 Ricercatore presso il Liquid Crystal Institute-Kent State University- Kent- (OHIO) USA.
· 1981-85 Professore Associato di Chimica-Fisica presso il Dip. di Chimica- Univ. della Calabria.
· Dal 1985 Professore Ordinario di Chimica-Fisica presso il Dip. di Chimica-Univ. della Calabria.


INTERESSI DI RICERCA SCIENTIFICA
I principali campi di ricerca verso cui si è indirizzata l'attività di ricerca del prof. Chidichimo riguardano:
1) lo studio dei cristalli liquidi e delle loro dispersioni in film polimerici, nonché le applicazioni tecnologiche di tali materiali.
2) lo studio del metabolismo cellulare mediante NMR.
3) lo studio delle interazioni tra sistemi biologici e le radiazioni elettromagnetiche
E' autore di più di cento pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Ha contribuito a vari libri sulle applicazioni e le proprietà dei Cristalli Liquidi. E' autore di dieci brevetti Internazionali sulle applicazioni tecnologiche dei Cristalli Liquidi dispersi in matrici polimeriche, e su applicazioni di tecnologie innovative in campo biomedico.


PUBBLICAZIONI RECENTI
1. F. P. Nicoletta, G. De Filpo, F. Iemma and G. Chidichimo,
"Off state alignment in PDLCs by polymerization of monomer additives",
Mol. Cryst. Liq. Cryst. 339, 159-166 (2000).

2. Jessica Lanzo, Fiore P. Nicoletta, Giovanni De Filpo and Giuseppe Chidichimo,
"Thermal behaviour of switchable nematic emulsions",
Liquid Crystals, 27, 1029-1033 (2000).

3. D. Cupelli, M. Macchione, F.P. Nicoletta, G. De Filpo, and G. Chidichimo,
"Electrically induced changes in polymer dispersed liquid crystals",
Appl. Phys. Lett. 76, 2856-2858 (2000).

4. Marialuigia Macchione, Daniela Cupelli, Giovanni De Filpo, Fiore P. Nicoletta, and Giuseppe Chidichimo,
"Rough surfaces for orientation control in reverse mode polymer dispersed liquid crystal films", Liquid Crystals, 27, 917-920 (2000).
5. Daniela Cupelli, Marialuigia Macchione, Fiore P. Nicoletta, Giovanni De Filpo, and Giuseppe Chidichimo, "Surface anchoring, polarization fields, and memory states in polymer dispersed liquid crystals", Liquid Crystals, 28, 287-290 (2001




Lorenzo ZACCARO
(di Alfonso Mirto, tratto da San Lorenzo Bellizzi, L. Larocca, A. Rugiano, a cura
di Francesco Carlomagno, Edizioni Nuova Grafica Fiorentina, Firenze)


Dotto calabrese, nato a San Lorenzo Bellizzi il 24 febbraio del 1811; fu professore di letteratura italiana e greca all'Università partenopea; diresse a Napoli l'Istituto de Pamphilis di scienze, lettere, belle arti e commercio. Appartenne all'Accademia Pontaniana, a quella Peloritana e partecipò alle sedute di numerose altre istituzioni cittadine.
Fu studioso colto e prolifico.
I suoi maggiori interessi furono inerenti allo studio della lingua latina, di quella italiana, dell'estetica applicata alle lettere e delle grammatiche comparate.
Nella sua vita passò anche un po' di tempo in carcere per supposta complicità nell'attentato di Agesilao Milano, soldato borbonico, durante il periodo risorgimentale; infatti fu vicino ai sostenitori degli ideali democratici che poi appoggiarono i garibaldini;
egli, sacerdote, si collocava in quel filone di cattolicesimo liberale, cui facevano capo diversi gruppi che tentavano di trovare una propria ed autonoma posizione nelle esigenze del nuovo quadro politico e sociale che anticipava la lotta per l'Unità d'Italia.
Com'è noto, Agesilao Milano fu giustiziato il 13 dicembre 1856, a seguito dell'attentato a Ferdinando II avvenuto nella consueta parata militare dell'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione.
L'episodio dell'attentato "è rimasto assai vivo nella pubblicistica, ma politicamente bisogna ritenerlo irrilevante: fu un episodio isolato, perché non risultò che Milano appartenesse personalmente ad un'organizzazione segreta, sebbene gli trovassero addosso una copia de La Libera Parola, che a Napoli era diffusa dal comitato segreto di Fanelli" (ANTONIO ALLOCATI, Napoli dal 1848 al 1860, in Storia di Napoli, Napoli, Società editrice Storia di Napoli, 1972, IX, p. 185).

Fra le sue numerose opere ricordiamo: Cenno critico sulle facoltà dell'animaeft umana da precedere all'analisi dell ' immaginazione, Napoli, G. Barone, 1841; Risposta alla proposta di principii fondamentali per lo studio della filosofia, Napoli, Tipografia, Trani, 1847; Nuova teoria dei Giudizi, Napoli, Stamperia Strada Salvatore, 1853; Nuovo Corso di Letteratura Elementare, 3 volumi; Corso completo di Estetica applicata alle Lettere, Napoli, Stamperia Strada Salvatore, 1854-1855; Introduzione allo studio della Lingua Latina ossia Saggio di una nuova grammatica latina ragionata, Napoli, Tipografia de' Gemelli, 1855; 2^ edizione, Napoli, Luigi di Domenico, 1858;

La Metodologia per lo studio delle lingue, in cui si danno i principii e la pratica per imparare a parlare e scrivere in meno di un anno una o più lingue e specialmente la italiana, latina e g reca, inglese e francese. Opera necessaria a tutti i precettori di lingue, Napoli, Luigi di Domenico e C., 1857.
La Nuova grammatica ragionata per la lingua italiana, ridotta dallo stesso Autore (1855), gli valse il riconoscimento dalle autorità, di vedere la sua opera adottata nelle scuole del Regno "per l'universalità dei principii, per l'eccellenza del metodo, per la verità delle nomenclature, per l'esattezza del definire e per le adeguate classificazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Padre Reginaldo M.MAZZEI O.P

Il Padre Reginaldo incontra il Papa Giovanni Paolo II

Padre Reginaldo M. MAZZEI O.P

Padre Reginaldo (al secolo: Antonio) M. Mazzei - appartenente all'Ordine dei Predicatori, comunemente detto Ordine Domenicano dal nome del Fondatore: lo spagnolo San Domenico di Guzman - è nato a San Lorenzo Bellizzi il 14 Agosto 1927.

Ordinato Sacerdote, ha proseguito gli studi presso la Pontificia Università "Angelicum" di Roma, dove si è laureato anche l'attuale Pontefice Giovanni Paolo II. Molto apprezzato dai suoi Professori per la viva intelligenza e la brillante cultura, Padre Reginaldo ha conseguito prima la Licenza in Filosofia, poi quella in Teologia e infine quella in Diritto Canonico.

Per anni ha diretto la Rivista "Il Rosario" (Firenze), sulla quale ha pubblicato numerosi articoli di alto valore teologico e anche un suggestivo commento al "Pater Noster" in dodici puntate.

Ha pubblicato centinaia di articoli che i suoi Confratelli volevano raccogliere in Volume, ma lui schivo e modesto com'è, non ha accettato la proposta, cosi come non ha mai voluto accettare la carica di Padre Provinciale della ProvinciaRomana.

Con la fattiva collaborazione del Prof. Vincenzo Mazzei, fratello di Padre Reginaldo, ho raccolto in un volume tutti gli articoli e saggi di vari argomenti da lui pubblicati.Copia di questo volume trovasi presso la Biblioteca dell' "Associazione Amici di Padre Antonio Rugiano".

 


Oggi ci troviamo a parlare di Padre Reginaldo Mazzei ed inevitabilmente rievochiamo un pezzo di storia che è stato determinante per lo sviluppo della nostra vita. E' un altro sanlorenzano di cui tutti noi possiamo essere orgogliosi.


RAPPORTI FRA P. REGINALDO E PADRE ANTONIO
Parlando di Padre Reginaldo non possiamo fare a meno di richiamare anche il ricordo di Padre Antonio Rugiano perché hanno avuto un vissuto comune: Erano nati nello stesso anno 1927, il 18-2 Padre .Antonio, il 14-8 Padre Reginaldo. C'era, infatti, tra i due un'affettuosa amicizia.
La loro amicizia era nata già alle elementari Erano stati compagni di scuola in quinta elementare a Cerchiara e si sono poi ritrovati a seguire gli studi
universitari alla Pontificia Università L'Angelicum di Roma dove hanno ompletato i loro studi. P.Reginaldo ha conseguito le licenze in Filosofia, Teologia e Diritto canonico.
In questa Università si è laureato anche Papa Giovanni Paolo II. Durante una conversazione telefonica, P. Reginaldo mi raccontava che Papa
Giovanni ogni tanto si recava a Rieti nel Collegio che Lui dirigeva e si fermava anche a mangiare con lui.

BRILLANTE NEGLI STUDI
Infatti P. Antonio raccontava ai suoi amici di Cerchiara che P. Reginaldo era il più brillante studente dell'Angelicum. Infatti i Professori lo incitarono a collaborare alla Rivista ufficiale dell'Università che si titolava"Sapientia", Padre Reginaldo, fin da ragazzo dimostrò ingegno vivave e brillante e grande inclinazione per gli studi. Ancora studente di liceo, leggeva senza difficoltà i classici greci e latini
Anche a San Lorenzo, gli studenti più grandi di lui, (Giuseppe Fallace (futuro segretario comunale) Pietro Cersosimo e Paolino Zipparri (futuro
notaio) ed altri, -allego una storica fotografia - cercavano ogni pretesto per conversare con lui perché era “un piacere – dicevano – sentire un ragazzo di 16 anni parlare un italiano così elegante e forbito”

Quasi tutti gli studenti degli anni 50/60 hanno legato la propria storia agli ordini religiosi: si andava a studiare dai preti e dai monaci perché si
pagava in base alle possibilità delle famiglie ed inoltre le famiglie potevano sentirsi tranquille. Infatti quasi tutti gli studenti di quegli anni, hanno studiano nei collegi religiosi: soprattuto ad Arezzo, dai Domenicani, dove c'era padre Reginaldo, a Pietrafitta, dai Francescani, dove c'erano due padri di Cerchiara, Padre Timoteo e Padre Pacifico. Anzi si dice che questo famoso collegio di Pietrafitta sia stato fondato da un monaco sanlorenzano: Padre Vincenzo Fasanelli, filosofo e teologo, nato appunto a S.Lorenzo Bellizzi appartenente all'ordine dei Fancescani. Sappiamo
molto poco di lui, sappiamo che ha scritto in latino molti libri di filosofia e teologia.

LA CARRIERA ED IL PAKISTAN
P.Reginaldo, ordinato sacerdote, si preparava ad andare missionario nel lontano Pakistan, per questo aveva intraprese a studiare l'URDU - lingua ufficiale, insieme con l'inglese, in quel paese ed a frequentare i corsi di medicina coloniale organizzati dal Sovrano Militare Ordine di Malta.
Ma i suoi superiori, proprio in considerazione delle sue brillanti doti intellettuali, non gli permisero di lasciare l'Italia. Ma PadreReginaldo, comunque, il suo viaggio in Pakistan la fa, in qualità di collaboratore e consigliere del Padre Provinciale della Provincia di Roma che si reca in Pakistan a visitare la Missione a loro affidata. Abbiamo di questo viaggio un bellissimo articolo. Si tratta di una esperienza veramente unica.

INCARICHI

Nell'Ordine ha svolto numerosi incarichi di prestigio, ma ha sempre rifiutato la carica più alta: diventare Padre Provinciale della Provincia di Roma,
accettando - per non deludere l'insistenza affettuosa dei suoi confratelli - la carica di Vice Provinciale. Ha diretto per molti anni la Rivista "Il Rosario" di Firenze. Una rivista di alto livello teologico alla quale collaboravano e collaborarono insigni studiosi e docenti universitari. In questa rivista P. Reginaldo ha pubblicato decine e decine di articoli e saggi, tutti di notevole spessore culturale. Potremmo dire opere a puntate.
Noi, appunto, soprattutto per la fattiva collaborazione del fratello di Padre Reginaldo, il Prof. Vincezo Mazzei, siamo riusciti a raccogliere in un volume tutti i suoi scritti, soprattutto il suo pensiero.


ARTICOLI E SAGGI PUBBLICATI DA P.REGINALDO MAZZEI

  • Thesis pro lectoratu
  • Redemptoris Mater
  • Il laico domenicano e Maria Santissima
  • Commento al Padre Nostro
  • Prepariamoci al Giubileo del 2000
  • Riflessioni sulla «Mariali Cultus»
  • Catechesi sulle indulgenze

«Miscellanea» Articoli

De Estensione et liceitate - Erroris comunis
Sacerdos et Hostia
Il problema della libertà umana nel sistema scolastico
Rapporto tra filosofia naturale e scienze empiriche
La promozione fisica
Il significato della parola "Amen"
La devozione a Maria
Poeta
Storia di pazzi
Monti
Sguardo di sbieco
Il pianto del coccodrillo
Ricordi e impressioni del mio viaggio in Pakistan
.

a cura di Quintino PALAZZO

 


Domenico CERCHIARA


Domenico CERCHIARA

Nato il 12 Maggio 1940 a San Lorenzo Bellizzi, vive tra San Lorenzo e Roseto Capo Spulico. Diplomato geometra lavora per la Regione Calabria.
Sindaco dal Dicembre 1976 al Maggio 1988, si è molto impegnato per la crescita materiale e culturale del suo paese con apprezzabili risultati.
E' ricordato per la crescita occupazionale, il trasferimento parziale dell'abitato, la rete della viabilità interna e la difesa ambientale. La coraggiosa e solitaria battaglia contro
i tentativi di speculazione edilizia sul Pollino, con successiva istituzione della Riserva Naturale del Raganello attirarono l'attenzione dei
media nazionali su San Lorenzo Bellizzi, che resta apprezzata ed interessante meta turistica per visitatori ed escursionisti. Ha iniziato da giovanissimo a scrivere poesie,
[una passione innata che continua a coltivare lungo tutto il suo percorso umano].



PERCORSO BIOGRAFICO

(Francesco Carlomagno)

Parlare di Domenico Cerchiara non è facile, perché è un pò come parlare di me stesso. Il nostro rapporto di amicizia risale al tempo dell’iscrizione alla scuola romana per corrispondenza Istituto Volontà. Erano i primi anni Cinquanta. Anche quando andai via da San Lorenzo il nostro rapporto non si è mai interrotto.Negli anni Sessanta Domenico si dedica alla politica, assumendo, ben presto, una posizione extraparlamentare. La sua presenza è stata salutare in un ambiente spesso fatto di compromessi e di stagnazione ideologica. Intorno a lui è andato formandosi un gruppo di giovani che condividevano esperienze culturali e politiche. Erano la speranza di un modo nuovo di far politica e la premessa alla sua esperienza di primo cittadino.

È stato sindaco di San Lorenzo Bellizzi dal dicembre 1976 al giugno 1988. La sua Amministrazione si è battuta per valori morali, culturali, ambientali. Basti ricordare il Circolo culturale “Cesare Pavese” (1977), la formazione di una biblioteca, la battaglia civile e giudiziaria contro i tentativi di speculazione sul Pollino, la ferma convinzione per il Parco nazionale. Fin dal maggio del 1977 il sindaco Domenico Cerchiara diffida la ditta "La Gioconda" che ha cominciato a costruire sul Pollino e si costituisce parte civile; l’anno dopo a San Lorenzo nasce l’Associazione “Amici promotori Parco Nazionale del Pollino”(1978) formata da ambientalisti di diversa provenienza; tale associazione ha come scopo la formazione di una opinione pubblica per il Parco. Nel frattempo (1987), è stata realizzata
la “Riserva naturale orientata del Raganello”, preludio alla istituzione del Parco che avverrà nel 1991, quando Domenico ormai non è più sindaco. San Lorenzo Bellizzi si era inserito con l’Amministrazione Cerchiara, fin dall’inizio, in un discorso regionale e nazionale che vedeva interventi di qualificate personalità della politica e della cultura. Il problema dell’ambiente ha caratterizzato tutto il periodo di questa Amministrazione. Ora è evidente come tale politica ha influito sulla qualità della vita dei Sallorenzani ma non soltanto di essi. L’inquinamento ha portato alla coscienza di tanti, anzi del mondo l’urgenza del discorso ambientale. Il sindaco Cerchiara, considerato laico e mangiapreti, in silenzio sollecita la costruzione della nuova chiesa e la inserisce nel “Piano di trasferimento abitato” rione
Sgrotto e dà del suo per alcuni interventi relativi al restauro. Sotto l’aspetto burbero si nasconde un animo sensibile e generoso. L’amicizia che instaura col nuovo parroco padre Antonio Rugiano è dialetticamente rispettosa dei ruoli diversi. Le lunghe e calde discussioni che avvenivano spesso in casa del comune amico ne sono la testimonianza. Solo chi non riusciva a vedere al di là del proprio “particolare” poteva non capire questo rapporto profondo in persone tanto “diverse”. Allora si accusava il Parroco di essere comunista, giocando anche sulla speculazione elettorale con pesanti calunnie nel silenzio della gerarchia ecclesiastica,
sempre che ne sia venuta a conoscenza. Ancora una volta si confondeva la fede con un partito politico, anche se la rappresentanza di questo aveva nessuna frequentazione ecclesiale. Il mio rapporto di amicizia con Padre Antonio e Leonardo Larocca nasce proprio per iniziativa di Domenico Cerchiara. Con loro, ripercorrendo luoghi un tempo a me familiari e incontrando persone ormai anziane, mi sono riappropriato della mia terra e della mia storia: luoghi e casolari delle campagne dove incontravo “cristiani” che, chiedendomi chi fossi, si ricordavano di mio padre e mi rinfrescavano la memoria con storie e fatti da farmi così sentire sempre più legato alle mie radici. Dopo la morte di Padre Antonio abbiamo, insieme ad altri amici, dato vita all’Associazione culturale “Amici di Padre
Antonio Rugiano”.

Domenico è stato pure un appassionato lettore di poesia. Ora, per la prima volta, mi trovo tra le mani tutta la sua produzione poetica, e avverto in essa la presenza di Ungaretti, Pavese, Montale, Quasimodo. Una poesia del 1961 porta lo stesso titolo della raccolta quasimodiana: Giorno dopo giorno. Non ho titolo per una critica letteraria. Ma non posso non notare una tensione morale, spesso mascherata da un atteggiamento, si direbbe oggi, di pensiero debole, che aleggia in tutta la sua raccolta. Affiora palese in alcune poesie del 1966:

Dall’alto dell’ingordo scanno
i manichini lustrati ridono
di noi perché non sentiamo
le patrie fortune

In quegli anni c’è la guerra nel Vietnam, il dibattito sull’obiezione di coscienza:

Ci chiamano vili
perché non siamo ammazza-fratelli
ci chiamano vili
perché non andiamo per le strade del mondo
a seminare morte e rovine

Tutte le poesie sono degli anni Sessanta, tranne le prime tre che sono anteriori e una del 1970. Segue un salto di oltre trent’anni. Ma non è questo il luogo per chiedersi del perché di tanto silenzio. Chiudono la raccolta una poesia del 2003 e una del 2004. Non è cambiato lo stile e neppure la tensione morale:

. scesa la notte
sulle povere case
e sul mondo furioso
sempre piu malato

(Black-out 2003)


Ricordo ancora.....
(di Quintino Palazzo)

Le tue poesie, che rileggo dopo oltre quarant'anni, hanno scatenato un turbine di ricordi, un flash back che si trasforma in nostalgia pura, per un'età passata,
per la terra che ho lasciato. Mi riportano ai luoghi ed agli amici di sempre. Né il tempo, né la lontananza sono mai riusciti a logorarne il ricordo. Le vecchie vie acciottolate, strette e familiari, di San Lorenzo cosi rievocate da Vincenzo Mazzei:

Remote viuzze
addormentate
nel silenzio
del tramonto d'oro:
Il chicchirichì d'un gallo...
Poi...
più grande il silenzio...
e l'abbandono.
Paese della Terra
o...
del mio cuore?

ascoltano ancora il poetico suono di quei versi che declamavi durante le nostre lunghe e solitarie passeggiate a consumare la nostra pigra quotidianità di un
mondo in bianco e nero, reo di facili derive verso un giustificabile pessimismo. Il suono di quei versi aleggia ancora per quelle "remote viuzze addormentate...". Ad essi facevano eco «miagolii randagi e i latrati», «il rumore dei passi sul selciato», il suono delle nostre voci infervorate in dotte dissertazioni, mentre «dormiva il paese senza insegne». Discutevamo di bizzarre teorie filosofiche (!), di poesia e di letteratura, parlavamo di Nietzsche, di Marcuse, di Sartre, di Baudelaire, di Machado, di Proust.
Anche noi andavamo alla ricerca del tempo perduto perché la vita ci sfuggiva e ci sentivamo stanchi, perché «si può essere stanchi a vent'anni»!. Dovevamo guardare avanti verso la cultura ed il mondo, in ragione della nostra dignitosa povertà, per ipotizzare un nostro personale divenire, superare l'incertezza che gravava sui nostri pensieri in libertà, e... e poi calava su di noi la sera a portarci una sottile angoscia.

... si china pensosa
la sera,
pensoso il mondo
riposa
e là
solo,
in quel verde
il lamento velato
ricomincia...
(Singhiozzo)

Si trattava di una tristezza impercettibile. Quale conforto per sorridere alla vita? Io ricordo ancora i sentimenti, i pensieri turbati dal "mestiere di vivere" la
prima giovinezza, che esprimevi nei tuoi versi allorché seduti sugli sconnessi muretti di pietra sotto gli alberi di acacie, fresco rifugio dei caldi mesi estivi, declamavi la tua poesia di più recente composizione: Benevoli, la luna e le stelle, nel cielo terso, ci facevano compagnia. Le nuvole, la luna, le stelle, la pioggia, il vento, il silenzio, la vita, la morte, il giorno, la notte, il mattino, l'alba, quanti pensieri e quanti sentimenti ci ispiravano e... quanti sogni occulti e confusi!.

A volte si ha paura del giorno
che muore e dell'altro che viene...
A volte si aspetta la notte
per trovarsi maledetto il mattino,
ma l'alba non rivela nulla
e lascia delusi.
(L'alba mi colse...)

Un mondo di solitudine in mezzo a paesaggi superbi, vie inondate di profumi, una terra, brillante di colori, che emanava una forza antica che faceva amare la
poesia e addolcire la vita dura e monotona, anche i sentimenti scivolavano silenziosi, malinconici, inermi, a volte sfociavano in un desiderio di morte perché «ogni giorno che moriva era un giorno inutile».

E' bello il bacio della morte
all'Alba (!)

San Lorenzo ha i suoi poeti. Chi vive in simili paesaggi, circondato da simili spettacoli naturali, è ispirato a comporre versi, per sé, per gli amici, per la gente.
E' una terra magica che dà forza alle passioni, alle idee, ai sogni, una forza essenziale che ci accompagna nei nostri percorsi.
Mi tornano ancora in mente i versi di una poesia scritta nel 1965 dal nostro poeta Vincenzo Mazzei, ispirata da questo stesso luogo, passeggiando, a sera, in compagnia del fratello Reginaldo lungo questo viale delle acacie:

Che pace, stasera !
Le ombre
riposano quiete
sulla
terra d'argento.
In silenzio
i monti
baciano le stelle.
Il torrente tace
e l'usignolo dorme.
Lieve
il respiro
delle
acacie in fiore.
Nell'aria, un incanto
di silenzio e di mistero.
Nel cuore,
un dolce brivido di sogni.
Che pace, stasera

Quante le notti insonni, tra vicoli e viuzze e... lunghe soste, mentre il campanile continuava a battere le ore che sembravano rintocchi funebri e, in lunghi silenzi, ascoltavamo le infinite voci della natura, le timpe ci precludevano ogni orizzonte.

.. nell'aria
pregna di maggio...
Fruscii indistinti nel verde...

Io so che hai scritto per te le tue poesie, soprattutto per rivelare a te stesso i tuoi pensieri più intimi anche se poi le declamavi anche agli amici. Non ti è mai
interessato pubblicarle. Ci sono voluti due anni di amichevole, paziente insistenza per riuscire ad avere e riordinare i tuoi "disordinati" scritti per farne dono anche agli amici.

Io ritorno tutti gli anni al mio paese nativo. Questo piccolo paese continua a vivere con me, a trasmettermi i ricordi più vivi della mia vita di ragazzo che mi accomunano a tutti i Sanlorenzani. Milano è la mia casa, San Lorenzo sono le mie origini e le mie radici; le tue poesie mi riportano alla terra della mia nostalgia, ai ricordi di una età remota già consegnata alla memoria, mi fanno ancora vivere quella "tristezza impercettibile" che, allora, abbiamo sempre condiviso: i suoi riflessi continuano, oggi, ad illuminare un'amicizia imperitura.

Alcune sue Poesie >>>

Don Vincenzo BARONE

Don Vincenzo BARONE

Una vera sorpresa l'incontro con don Vincenzo Barone. Pensavo di incontrare una persona anziana con tutto quello che comporta. Avevo letto molti anni addietro la sua storia di Cerchiara e sapevo che aveva scritto altri libri. Mi avevano detto che tra gli anni Sessanta e Settanta andava a San Lorenzo Bellizzi a proiettare film e che qualche volta portò anche la banda musicale da lui stesso organizzata qualche anno dopo il suo arrivo a Cerchiara, a conclusione della sua prima esperienza pastorale a Scalea (1946-1958) come parroco di Santa Maria d'Episcopio. Dopo tanti anni, qui il suo ricordo è ancora vivo e quando vi si reca per qualche circostanza le espressioni di affetto dei suoi ex parrocchiani lo fanno sempre sentire a casa sua. Da questa esperienza vissuta e che rivive ogni volta che vi ritorna, ma con la fantasia ripercorre spesso quelle strade, quei luoghi e vive quegli incontri, è nato il libro, di cui si aspetta la nuova edizione: Scalea, riviera che racconta. Don Vincenzo è l'uomo e il sacerdote che si porta l'adolescenza nell'animo. Pieno di progetti e di iniziative; di prese di posizione ardite pur rimanendo nell'ortodossia. È una lezione e di vita e di entusiasmo e di invito ad osare, per uscire dalla piatta quotidianità e dal consenso dei sonnolenti che non hanno forza per la ricerca di senso della propria esistenza. Il noto teologo e monaco Enzo Bianchi dedica alla vecchiaia pagine molto belle nel sapido libro, uscito di recente, Il pane di ieri (Torino, Einaudi, 2008). Don Vincenzo con qualche anno in più e con quegli occhi vivaci pare ti dica: vivi questo giorno e anche quello di domani, pur consapevole dei limiti che arrivano, perché ogni giorno dato è una responsabilità che va vissuta sino in fondo per noi e per gli altri. Sii testimone della tua esistenza. Esperienza di vita sapienziale, questa.

Il metodo di lavoro di Don Vincenzo è quello di vedere il progetto nel suo insieme idealmente già realizzato e che va dal generale al particolare. La ricerca per convalidare quanto già scritto o pensato viene dopo. Questo ci autorizza a dire che egli si muove tra fantasia e realtà. A lui non interessa la puntigliosità accademica o l'estetica in sé del prodotto artistico, ma soprattutto la testimonianza e il messaggio. È il messaggio che deve fare da lievito nella comunicazione; deve produrre effetti e provocazione negli altri, cioè deve scuotere, far pensare. La sua produzione rimane poi comunque documento. Quest'uomo, giovanile nella sua maturità, si confronta, chiede consigli, pareri critici. Non vuole però la critica senza una valida argomentazione. Altrimenti la risposta diventa quasi istintiva. La sua produzione è rilevante, per cui entrare nel merito in questa nota sarebbe del tutto fuori luogo (ma vedi Alfonso Mirto, Don Vincenzo Barone e i suoi ottantacinque anni, "Calabria Letteraria" LIV, n. 10-12, ottobre-dicembre, 2006, 99-100). Qui ci interessa l'uomo Don Vincenzo. Ormai, da quando nell'agosto del 2003 è venuto a presentare a San Lorenzo, insieme col dott. Leonardo Odoguardi, il libretto da me curato San Lorenzo Bellizzi, ogni anno un saluto è diventato un regalo reciproco a cui nessuno dei due vuole rinunciare. È la gioia di un incontro. L'anno scorso ha fatto da guida, presente anche il dottor Larocca, nella sua chiesa di San Giacomo, da lui trovata in uno stato pietoso e riportata, col restauro, ad uno splendore. Le sue parole e le sue pause denotavano cura e amore profuso per questa sua chiesa parrocchiale. Ultimo arricchimento un mosaico di artigiani fiorentini, su disegno di Don Vincenzo, rappresentante il Cristo "Pantokrator" incastonato non in un cerchio, come nella tradizione bizantina, ma in una raggiera di oro-luce che effonde il suo amore in tutto il mondo. Messaggio d'amore dunque quello che emana da questo Cristo irradiante luce, che bene si colloca nella chiesa di San Giacomo con pianta a croce bizantina. Espressione del suo affetto per Cerchiara, dove è nato il18/01/ del 1921, è anche il premio letterario nazionale "Cerchiara perla dello Jonio", ormai alla nona edizione. Storico, saggista, novelliere e poeta. Mito e storia, mito ed esegesi sono i suoi ultimi interessi. Naturalmente, non poteva mancare l'approccio psicologico per capire il comportamento umano a cominciare da Adamo ed Eva. Si rinvia per queste tematiche all'articolo Famiglia oggi ("Calabria Letteraria" , LVI, n. 7-12, luglio-dicembre, 2008, 135-136) e ad una serie di saggio-racconti che formano il volume Eros, donne e civiltà di prossima pubblicazione per l'Editrice Calabria Letteraria.
Uomo dal cuore di fanciullo aperto allo stupore della bellezza del creato e alla comprensione della natura umana con semplicità, don Vincenzo Barone.


Francesco Carlomagno

Don Vincenzo Barone in un dibattito a
S. Lorenzo Bellizzi (F.to "Confronti"- Trebisacce-)

 

*Testo apparso su "Confronti" (Trebisacce), V, 3, marzo, 2009

Libri di don Vincenzo Barone: Storia società cultura di Calabria:Cerchiara, Catanzaro, Abramo (1980,1982); Sibari. Realtà di una leggenda, London, Magna Graecia's, 1984:
Scalea. Riviera che racconta
, ivi, 1986; Grotte delle Ninfe. Antico luogo di bellezza delle donne di Sibari, Oxford, Magna graecia's, 1990; Pollino,terra e gente. Il Ponte del diavolo,
Castrovillari, Prometeo, 1992; Pollino e i suoi santuari. Santa Maria delle Armi, ivi, 1992; Pollino che racconta. Torri e castelli, ivi, 1992; Tutta colpa del cuore,ivi, 1992;
Pollino, lavoro e civiltà. La fossa del lupo,
ivi, 1994; Millennium di un sogno, ivi, 2001; Calabria acqua viva di terra nostra, Castrovillari, Il Coscile, 2004; S. Antonio in Calabria. Cerchiara, ivi, Autoedizione, 2008.

 

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